Sapevi che i primi 7 secondi di una conversazione sono fondamentali per dare una giusta impressione e per impressionare positivamente?
Se nei primi 7 secondi hai la capacità di fare una buona impressione,avrai fra le tue mani una componente essenziale per il successo.
La prima impressione si basa quasi esclusivamente sul potere della comunicazione non verbale:la stretta di mano,lo sguardo,il tono di voce sono elementi molto potenti.
In questi 7 secondi il tuo interlocutore prende un piccolo campione della tua personalità e questo farà da filtro a tutte le future informazioni che ti riguarderanno.
Ecco come il tuo interlocutore si farà un idea di te:
Assimilerà le informazioni iniziali notando il linguaggio corporeo,quello che dici e il modo in cui lo dici.
Da qui si farà una sua impressione riguardo al tuo modo di essere e al comportamento che si aspetterà da te in futuro.
In seguito ti osserverà sempre attraverso questo filtro,quello che la prima impressione,ovvero
i famosi 7 secondi,hanno creato.
Capire questo processo è importantissimo.
La mente umana tende a considerare il comportamento di una persona appena conosciuta come indicativo del suo carattere o della sua personalità anche quando questo potrebbe non corrispondere alla realtà.
Se incontri una persona incazzata,la tua mente è portata a credere che questo sia un segno distintivo del suo carattere,senza pensare che magari potrebbe esserle capitato qualcosa che ha provocato in lui quella specifica reazione:l’incazzatura.
Magari qualcuno le ha tagliato la strada o ha ricevuto cattive notizie.
E’ un errore che noi tutti commettiamo:non ci fermiamo a considerare che il comportamento altrui può essere semplicemente il risultato di una situazione esterna momentanea.
Non è così invece quando dobbiamo valutare il nostro atteggiamento.
Infatti se ci capita di essere incazzati,sappiamo bene che ciò non rappresenta,mi auguro,una caratteristica propria della nostra personalità.
La nostra mente potrebbe supporre che una persona che abbia mostrato una caratteristica positiva ,ne possieda,molte altre.
Ad esempio:si potrebbe pensare che un tipo allegro sia anche brillante,simpatico,di successo nonostante non si abbia avuto alcuna prova a riguardo.
Così come una persona che si lamenta in continuazione verrà considerata noiosa,scontrosa e debole.
Comprendendo i più comuni errori di percezione capirai meglio come gli altri si fanno un’opinione di te,durante il primo incontro.
E ti troverai in una posizione avvantaggiata che ti permetterà di presentare un’accurata immagine di te stesso.
Chi ti sta di fronte coglierà soltanto una minima percentuale di ciò che sei,e sarà portato a pensare che essa in realtà,rifletta la tua vera personalità.
Sapendo questo,farai attenzione a scegliere le informazioni che desidererai comunicare.
Inoltre,consapevole che l’ordine ha la sua importanza,cercherai di mostrare prima tutte le tue qualità migliori,tralasciando le altre.
Partendo da un singolo atteggiamento gli altri ti attribuiranno un insieme di caratteristiche ad esso conformi.
Probabilmente,farai in modo di decidere il tipo di insieme a cui vorrai essere associato.
In poche parole conoscendo i meccanismi di base dai quali sarai percepito e classificato avrai un maggior controllo sull’immagine da te trasmessa e potrai esser sicuro che rappresenti davvero la tua personalità.
Fonti:
Demarais/White “La prima impressione”
Saluti Sandro
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Giustissima osservazione, alla quale mi sento di aggiungere un importante MA… e cioè, che non è possibile “fregare” l’interlocutore, in quei sette secondi, se non si è intimamente e profondamente convinti di quello che si sta andando a fare.
Mi vengono subito alla mente, per fare un esempio, i giovanissimi consulenti immobiliari, che fino al giorno prima vestivano in jeans e felpaccia, ed a cui il giorno dopo dicono di presentarsi in giacca e cravatta “per fare una buona impressione al cliente”.
E mi sorge spontaneo un senso di pena, nel guardare questi ragazzi muoversi agilmente come dentro uno scafandro da palombaro, nei panni impropri che gli sono stati attribuiti ma che non hanno scelto spontaneamente.
Penso quindi che la prima regola per comunicare positività è quella di essere semplicemente sè stessi, ed iniziare questo difficilissimo mestiere appoggiandosi su PROPRIE leve di sicurezza, non adattandosi ad eseguire e performare asettici schemi “da manuale”.
Per completare il mio esempio, fra il jeans e la felpaccia e l’abito con cravatta, esiste la via di mezzo del jeans con giacca, ad esempio, cioè il giusto ibrido per comunicare professionalità pur rimanendo fedeli e sicuri del proprio essere e della propria serenità… sensazioni positive che – vissute naturalmente – naturalmente saranno percepite dall’interlocutore