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Non è un po’ strano che ai tempi della scuola, siamo passati dalle lezioni di Scienze, a quelle di Matematica per poi passare a quelle di Storia, ma in qualche modo, abbiamo saltato le lezioni su come essere felici?

Per qualche misterioso motivo, “L’ABC del vivere in maniera ottimale” non era presente nel programma delle lezioni.

Molto spesso siamo affannati nel fare cose senza provare alcuna soddisfazione o raggiungere i risultati desiderati. Questo può derivare dal fatto che quello che facciamo non è in linea con quello che vogliamo a livello più profondo, quindi non canalizziamo tutte le energie e ne sprechiamo, trovandoci a camminare come se fossimo delle Ferrari con il freno a mano tirato.

Ma immagina per un attimo se quel corso esistesse davvero e gli insegnanti fossero due dei massimi esperti in tecniche rapide di trasformazione personale profonda.

Il primo relatore è Giorgio Nardone: pioniere e fondatore della terapia breve strategica, ha sviluppato dei modelli velocissimi per rimuovere la maggior parte degli ostacoli alla felicità come l’ansia, gli attacchi di panico, la paura, le ossessioni. Ti insegnerà come superare questi blocchi in pochissimo tempo.

Il secondo relatore Gabriel Guerrero: è attualmente un innovatore nel settore della Programmazione Neuro Linguistica, ideatore di un modello del funzionamento del pensiero che permette di capire in brevissimo tempo quali problemi ostacolano l’evoluzione positiva della persona, fino ad aiutarla a creare la propria trasformazione profonda.

Il corso sarà presentato da Max Damioli, che farà da filo conduttore degli interventi dei due relatori, e curerà la scenografia dell’evento per far vivere un’esperienza davvero magica ai partecipanti.

L’IO ci consente di sganciare il freno a mano, ottimizzare le nostre energie e raggiungere la nostra personale formula del successo, una delle chiavi della felicità.

La felicità è una questione di abitudine, prima di tutto.

Non è qualcosa di trascendentale che accade come una manna, ma è un’abitudine che va costruita nel tempo, allenandola come se fossimo in una palestra solo che stavolta stiamo allenando il nostro muscolo della felicità.

Il tema della “Felicità” rappresenta un trend emergente nella società occidentale, sempre più al centro dei reali bisogni delle persone, basti pensare che nelle facoltà più prestigiose del mondo si tengono da anni seminari e corsi sulla felicità, l’esempio tangibile è rappresentato dall’Università di Harvard, dove il corso sulla Psicologia Positiva tenuto da Tal Ben-Shahar, nell’ultimo anno accademico risulta essere quello con maggior numero di iscritti.

Eventi di questo tipo hanno in genere barriere di ingresso elevate in termini di costi per l’ammissione e partecipazione, spesso proibitivi se rapportati ai budget a disposizione della persona media.

Performance Strategies intende offrire a tutti quelli che volessero dedicarsi al proprio benessere la possibilità di accedere a questo importante Evento Formativo attraverso un percorso ad hoc ad un prezzo contenuto.

I.O. è un corso full-immersion che ti riconnette con te stesso.

Il mondo della Formazione indirizzata al Management e alla Leadership è spesso sbilanciato verso l’efficientismo e la performance a tutti i costi, a volte a scapito della propria qualità della vita o addirittura della salute!

Basti pensare ai danni causati dallo stress logorante o all’ansia da performance.

I risultati tangibili e desiderabili in una formazione di questo tipo, mirata al miglioramento delle performance, arrivano soltanto se riusciamo a ricostruire allo stesso tempo la relazione più importante: quella con noi stessi.

Partecipando all’I.O. dedichi due giornate alla scoperta del tuo ESSERE, alle dinamiche che guidano i tuoi pensieri e le tue azioni e impari a rimodellare i tuoi risultati.

I.O Inside Out è un evento formativo per ritrovare il centro di noi stessi e capire cosa realmente ci rende felici per raggiungere il vero successo, che arriva quando i nostri obiettivi sono allineati con ciò che veramente vogliamo, che ti insegna a raggiungere la felicità ed usarla come strumento per raggiungere i tuoi obiettivi.

Stai attento ai tuoi pensieri, perché diventano azioni;

le azioni diventano abitudini; le abitudini diventano carattere.

Stai attento al tuo carattere perché diventa il tuo destino!

Pensieri, attitudini, credenze, sistemi di valori sono le “strade maestre” che ognuno segue inconsapevolmente ogni singolo momento della giornata e che determinano il punto d’arrivo.

Infatti, è dal nostro modo di ESSERE che dipende il nostro modo di AGIRE.

Ecco perché diciamo: ”Non sarai più felice quando avrai più successo, avrai più successo quando sarai più felice”


INSIDE OUT è un percorso dal “DENTRO AL FUORI” per far emergere la consapevolezza che ciò che chiamiamo PROBLEMA è dentro di noi (abitudini dannose, negazioni, difficoltà), così come le SOLUZIONI,che sono le nostre RISORSE nascoste e le nostre RISPOSTE inconsce.

Abbiamo scelto di organizzare il corso a San Marino, perché è una città facilmente raggiungibile con auto, treni, aerei, da tutta Italia. Inoltre all’ingresso campeggia una bellissima scritta: “Benvenuti nella terra della libertà”.

L’IO InsideOut è il nuovo percorso che Performance Strategies che ti permette di poter finalmente frequentare le lezioni perdute su come sprizzare felicità da tutti i pori fino a diventare contagioso!

Iscriviti ADESSO all’IO Inside Out, i posti stanno per finire!

Clicca QUI

Orari:

Sabato dalle 10 alle 19:30.

Domenica dalle 9 alle 18.

Durante la serata del sabato è prevista una sessione straordinaria “I.O. Sotto le Stelle” nel magico roof-garden dell’Hotel.

Location: Palace Hotel S. Marino:

L’eccellenza al vostro servizio.

Punto di incontro ideale per chi desidera l’eccellenza.

In un ambiente raffinato, posizionato lungo la Superstrada di San Marino e quindi vicinissimo alla Riviera ed allo stesso tempo al centro storico della Repubblica di San Marino, mette a disposizione degli ospiti una molteplicità di servizi:

il Centro Congressi, la piscina panoramica, il roof garden ed il centro benessere.

L’Hotel 4 stelle San Marino offre numerosi servizi per amanti del relax, del benessere e per chi cerca una location ideale per soggiorni di lavoro e cerimonie di gran classe.

Visita il sito: www.palacehotelsanmarino.com per ulteriori informazioni.

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Prima di leggere questo articolo guarda il video di Paperino alle prese con i clienti mentre svolge la vendita porta a porta.

L’utilizzo efficace della voce nella comunicazione e nella vendita. L’efficacia della comunicazione è determinata da cosa viene detto e da come viene detto. Alcune ricerche hanno evidenziato che “il cosa” influisce al 7%, “il come” al 93%! In questo 93% l’uso efficace della voce è importantissimo.

Un venditore deve saper usare bene la sua voce perché come l’allievo che si annoia non impara, così il cliente che si annoia non acquista. Dovrebbe far di tutto per migliorare l’espressività e la chiarezza della propria voce. Una proposta di acquisto può essere ottima ma da sola non basta per raggiungere l’obiettivo. Bisogna lavorare sul tono di voce per renderla persuasiva.

Anche la più bella poesia di questo mondo, non recitata bene, sembrerà mediocre. Non sarà sufficiente saperla articolare bene dal punto di vista concettuale, è necessario che sia tecnicamente presentata bene con la voce. Per migliorare la voce non basta migliorare la dizione. Dalla dizione dipende la chiarezza mentre l’espressività è creata dall’enfasi, dalle variazioni di volume e dai cambiamenti di velocità. E’ la discontinuità che attrae l’attenzione perché se si parla sempre alla stessa velocità, con lo stesso volume alla fine il pubblico si addormenta. Come una cantilena monotona alla fine ci fa assopire.

Quando reclutavo nuovi venditori, facevo una sorta di provino, per rendermi conto del loro punto di partenza. Prendevo un libro o una rivista e li facevo leggere. “Bene”, dicevo, “ora leggi questa pagina”. In molti si stupivano di questa mia richiesta. Non avevo nessuna intenzione di dare dei consigli particolari di dizione, ma soltanto capire se sapevano far sentire in un testo scritto, di esemplare semplicità, dove sono i punti e le virgole. Ho scoperto che molte persone, quando si propone loro un testo per la prima volta, neanche sanno rispettare la punteggiatura. E la punteggiatura è solo l’inizio… Usarla al momento giusto è un’arte preziosa. La punteggiatura è il primo ausilio scritto che esiste per dare ritmo al discorso.

Imparare non solo cosa si dice ma anche come deve essere detto, come rispettare le pause, le parole da enfatizzare; è un mezzo potente per imparare a parlare. Questo esercizio risultava importantissimo perchè piano piano acquisivano la consapevolezza del tono e di conseguenza la padronanza della loro voce. E’ importante che si presti attenzione al cosa e al come. Molti si concentrano sul cosa e perdono di vista il come.

La voce è indispensabile per instaurare un rapporto di fiducia con il cliente, per catturare e mantenere alta l’attenzione, eliminare i malintesi e raggiungere un’elevata capacità persuasiva. La tua pillola della voce, come quella di Paperino, è il costante lavoro che fai su te stesso ogni giorno, per diventare un venditore di qualità.

Buone vendite!
Sa

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Un giorno un ragazzo di ventidue anni, appena all’inizio della sua carriera di venditore porta a porta mi chiese:

“Quanto ci metterò per riuscire ad evitare tutte le obiezioni e tutti i ‘no’ che costantemente ricevo da tutte le persone a cui busso alla porta?”

Parlando con lui è saltato fuori che nell’ambiente precedente in cui aveva lavorato come venditore non c’era bisogno di cercare nuovi potenziali clienti, ma erano i clienti a chiamare per un appuntamento a vedere una presentazione.

Il suo era un classico caso di non gradimento nel dover andare al di fuori della propria zona di comfort.

E questo lo faceva sentire costantemente sconfitto.

Nonostante i suoi sforzi, non riusciva a scrollarsi di dosso quella sensazione di sentirsi rifiutato.

Mi venne in mente una brillante agente di vendita, con cui lavorai anni fa, che per avere la motivazione sempre al top, immaginava se stesso come un ‘cacciatore di tesori’  proprio per far fronte al costante flusso di ‘no’.

Pensava a chi lavora in miniera per trovare diamanti, e su quanto lavoro si debba fare per trovarne.

E di quante tonnellate di terra devono essere spostate solo per trovare qualcosa delle dimensioni di un sassolino.

Allora chiesi al ragazzo:

” Quanto sarebbe reale che un diamante scintillante venisse fuori alla prima vangata di badile? E come potrebbe un’Azienda pagare migliaia di euro di commissioni se fosse così facile?”

Inducendolo così a pensare a sè stesso in modo diverso.

Accettò il fatto che vincere una vendita non è diversa da una caccia a pietre preziose; solo una piccola percentuale dell’attività svolta porterà alla realizzazione di un risultato.

Colpì nel segno.

Cominciò a ricevere i ‘no’ come colpi di badile e cominciò a vivere il porta a porta come una vera e propria caccia al tesoro.

Ci fu una differenza precisa nel suo atteggiamento.

Una semplice analogia riformulata ha cambiato l’esperienza e solo attraverso questa, la sua motivazione aumentò vertiginosamente.

C’è un sacco di potenza nel riformulare una situazione difficile.

Non si deve essere negativi solo perché la saggezza convenzionale suggerisce così.

Qualcuno ha avuto un’esperienza simile in cui un semplice esercizio di riformulazione ha avuto un cambiamento enorme?

Se non hai mai sentito parlare di lui ti sei perso qualcosa di speciale. Il suo palcoscenico, la strada; il suo prodotto, un pelapatate.

Joe Ades, l’uomo che per anni ha venduto a 5 dollari un pelapatate svizzero per strada. Noto a molti come il signore dai capelli bianchi che vendeva pelapatate appena fuori dalla Union Square Greenmarket di New York. Ne ha venduto a milioni  sicuramente amava la strada, anche se è stato tutt’altro che un  uomo senza fissa dimora.

Joe Ades è stato oggetto di numerosi articoli su riviste che raccontano il suo percorso quasi dickensiano: da Manchester, in Inghilterra, alle strade di New York City.

In questa foto un articolo pubblicato su Vanity Fair.

Il New York Times offre un tributo a Joe Ades, uno dei personaggi veri di New York. Suoi profili si trovano sul Daily News, Vanity Fair , News Network e Wikipedia.

C’era qualcosa di speciale in Joe Ades, il venditore ambulante di strada più attraente.

Ciò che la maggior parte della gente non sapeva su Joe Ades è che lui viveva in un appartamento di Park Avenue, e guidava una Bentley. Di giorno, indipendentemente dal tempo, al suo banchetto vestito in giacca e cravatta a vendere pelapatate. La sera frequentava i migliori ristoranti sul lato est di Mahattan.

Viveva in un appartamento Upper East Side, pranzava in ristoranti costosi e indossava abiti Chester Barrie di fabbricazione inglese e audaci camicie e cravatte di Turnbull & Asser.

Beveva solo champagne e mai da solo. La sua marca preferita era Veuve Clicquot. Tutto questo l’aveva raggiunto grazie alla sua efficacia come venditore.

Perché aveva così tanto successo? Joe era un trascinatore,  l’uomo giusto per fare affari.

Ha sempre creduto nel suo prodotto, e sapeva che un buon prodotto, ha il potere di fare grossi volumi di vendita. Credeva nel suo prodotto, credeva in sè stesso, e amava quello che stava facendo, non aveva paura di lavorare duro. L’uomo con gli abiti da mille dollari vendeva il suo pelapatate a 5 dollari negli angoli delle strade della città di New York per sei giorni alla settimana, dieci ore al giorno. Joe Ades è una fonte di ispirazione per tutti gli uomini che vogliono fare affari. “Se hai un buon prodotto la gente verrà da voi a cercare il prodotto, e farete i soldi per la quantità che ne vendi, non dal singolo valore di ciascuno.”

“Amava la strada più che ogni altra cosa – dice sua figlia Ruth – aveva imparato i trucchi dell’arte della vendita da adolescente in Inghilterra, durante la seconda guerra mondiale. Il suo percorso da venditore nacque dopo l’esposione di una bomba, nel bel mezzo del centro di Manchester. Fu lì, in mezzo alle macerie, che trovò la sua vocazione. Girando tra i mercatini improvvisati sorti dal nulla, fu incuriosito dalla merce: lacci delle scarpe, miscele per la tosse e ogni genere di piccole cose; i venditori erano per lo più uomini molto più anziani di lui, rimase impressionato più che altro dal loro modo di vendere: erano uomini di spettacolo e che la maggior parte degli oggetti venduti per strada erano piccole cose quotidiane a prezzi molto economici. Fu per lui una lezione importante: non sottovalutare mai una piccola somma di denaro. È stata una lezione che mio padre non ha mai dimenticato.”

Ben presto il ragazzo di Manchester iniziò ad attrarre le proprie folle. Prima in Inghilterra, poi in Australia e in Irlanda prima di trasferirsi a New York City nel 1980.  Joe ha venduto un sacco di cose da quando aveva 15 anni. “Ho venduto cose più economiche prima del pelapatate.” dice Joe. “La gente diceva: ‘Come si può fare soldi vendendo qualcosa per un dollaro? Si vende molto, eccome. Molto. C’era un tizio in Trafalgar Square che vendeva pacchetti di becchime ai turisti. Vendeva per uno scellino un pacchetto di mangime per piccioni. Possedeva condomini, così va la storia.”

Non ha mai detto a nessuno quanti pelapatate ha venduto, probabilmente perché curava solo la vendita – che era la cosa che aveva fatto per la maggior parte della sua vita – biancheria, tessuti, gioielli, giocattoli e libri per bambini. Poi, facendo un giro in una fiera, qualcuno stava vendendo pelapatate e lo vide come un fantastico articolo da vendere per la strada.

Dai libri per bambini, optò per i pelapatate. “I libri erano troppo pesanti da portare in giro.” disse Joe.

“Era molto entusiasta delle carote”, afferma Sara Mason, un assistente di merci a Barnes & Noble che lo vedeva lavorare. “E anche delle patate.”

In realtà, Joe credeva che il suo pelapatate, scoperto in fiera, poteva affettare di tutto, ma saggiamente scelse di concentrarsi su carote e patate. “Faceva sembrare la cosa davvero divertente”, dice Julie Worden, un suo ammiratore. “La sua voce, non si poteva fare a meno di notarla”, dice Gordon Crandall, riferendosi all’accento britannico da annunciatore radio di Joe.

Il suo trucco, secondo David Hughes, è stato quello di parlare con un tono di voce molto alto.

Joe mi diceva: “Non bisogna aver paura di parlare con sè stessi a voce alta”.

Il suo era un particolare tipo di teatro da strada. Era ipnotico.

Joe Ades nell’attirare l’attenzione della gente era un artista.

Come un attore, aveva un senso del ritmo e dei tempi.

Una volta che iniziava a parlare ad alta voce, qualcuno cominciava a fermarsi solo per vedere il suo stile appassionato di vendita.

Con bidoni pieni di verdure, Ades dimostrava l’utilità del suo sbucciatore d’acciaio inossidabile svizzero che ha fatto di lui un uomo ricco (uno per $ 5, due per $ 10, cinque per $ 20).

Era come se parlasse a sè stesso, assorto nella gioia nel pelare carote e patate.

Abilmente, mostrava come fosse facile tagliare alla julienne o in stelle le carote.

(“Falle così per i tuoi bambini e li vedrai mangiare verdure”).

Un performer nato, Joe aveva fatto del marciapiede il suo palcoscenico.

“Se tu lo fai bene, vieni pagato, lo fai male, non vieni pagato”, ha detto in una intervista del 2008.

“E’ così semplice”. “Devi far provare un brivido, sempre un brivido”.

Ha venduto pelapatate svizzere di alta qualità per 15 anni tra il 1994 e il 2009.

Joe Ades fece abbastanza soldi da permettersi abiti da $ 1000 e un appartamento in Avenue Park.

Si dice che una volta fece $ 100.000 in un week-end.

“E’ un modo molto facile per ottenere una folla”, egli spiega.

“Quando sei giù in basso, la gente che passa può vedere la parte posteriore della folla, ma non sanno cosa stanno osservando.

Devono fermarsi e guardare per vedere che cosa quelle persone stanno guardando.

Una donna si ferma a guardare. Poi un altro. E un altro ancora.

Il vecchio venditore li ignora fino a quando i tre sono uniti da un cerchio di altre persone.

Solo allora alza lo sguardo e porgendo una carota lunga…

“Qui”, dice tranquillamente a una donna, “provi lei da sola. Basta tirare il pelapatate lungo la carota. Rapidamente”.

E col suo stile inglese le fa un sorriso.

Joe continua la sua dimostrazione.

Le persone in fondo alla folla non vedono perché lui resta seduto.

“Avvicinatevi”, sussurra.

“Io non chiedo soldi.”

“Potete continuare lo stesso a tenere sott’occhio il vostro orologio. ”

“La donna fruga nella borsetta, tira fuori alcune banconote e le dondola li davanti.

Egli ignora i soldi.

“Ora, perché dovresti comprare quattro pelapatate se durano tutta la vita?” Chiede retoricamente.

I suoi occhi finalmente prendono contatto con la donna che ha in mano cinque dollari.

“Beh, avrai quattro amici,” il vecchio risponde alla sua stessa domanda.

“ecco perché puoi comprare altri quattro pezzi!”

E lei lo fa…
Si dice che nel Café Pierre dove andava a sorseggiare champagne, alcune persone gli chiesero cosa facesse per vivere.

Alzando il suo bicchiere per lo stelo, Joe avrebbe detto semplicemente: “Io vendo pelapatate”.

“Che cosa fai?”: nessuno credeva che la sua risposta

“Io vendo pelapatate per strada.”

Nelle mani di un buon venditore, anche un semplice pelapatate può avere grande fascino.

In una città da un milione di storie come New York, Joe Ades spiccava in mezzo alla folla come un elegante e  affascinante ambulante che vendeva un semplice strumento…

Un pelapatate appeso in un negozio in vendita per un dollaro ha una potenzialità.

Deve essere dimostrata. Per questo Joe amava i pelapatate. “Mi piace per diversi motivi”, diceva.

“E’ portatile, funziona alla grande, non ho mai sentito una lamentela. Mai e poi mai.”

Camminando per le vie, spingendo il suo carrello spesso veniva fermato da sconosciuti che gli dicevano con il cuore: “Signore, sei il più grande venditore di New York!”

Gli piaceva, il riconoscimento e non è mai stato scortese, ma in privato ha cavilli circa l’uso della parola “venditore”.

“Io non potevo vendere” spiegava.

“Non riuscivo a vendere immobili o automobili, per esempio.”

“La cosa più insolita che ho venduto, comunque sono stati alberi di Natale nel mese di febbraio.”

“Vendute a Chinese New Year’s!”
Quello che mi piace fare è stare ad un passo da una folla, giocare insieme e lì mi danno i loro soldi.”
Joe Ades morì il 1 febbraio 2009.
La sua filosofia era che una piccola quantità di denaro si costruisce rapidamente”, ha detto la figlia Ruth.

Ha venduto decine di migliaia di pelapatate.  Fate i conti!

Lui lo ha fatto anche per me, in modo che avessi potuto frequentare la Columbia University.
“Qual è stata la chiave del successo di tuo padre?”  Le hanno chiesto.

“Tenacia e pazienza”, è stata la risposta di Ruth.
Ruth ora ha deciso di seguire le orme di suo padre. A casa ci sono ancora scatole di pelapatate.

“Sono tutti confezionati, vengono dalla Svizzera. Papà li ha importati direttamente da sè” dice Ruth.

“Mi sento molto vicina a mio padre quando lo faccio.”

“Voglio dire, mi rende triste che lui non è qui. Penso spesso quando lavoro che il mio papà, sia lì in piedi alla periferia della folla, a guardarmi.”
“Papà mi diceva ‘Perchè non vuoi imparare a vendere i pelapatate?’

‘Perché qualcuno dovrebbe essere in grado di sostituirti’. – risposi –

Questo è il mio grande rimpianto: non aver imparato il pelapatate quando era vivo, e, sai, avremmo potuto lavorare insieme.

‘Sì, lo farò papà, quando sarò pronta.’ ”

Ora Ruth è pronta.

Nel giardino della vita, grandi cose possono crescere da piccoli inizi… a condizione che vengano coltivate costantemente…

È per questo che Joe da prima dell’alba ogni giorno spingeva il suo carretto di pelapatate per le strade.

E un giorno, un tizio  gli chiese:

“Non ti prendi mai una vacanza?” con il passo veloce per stargli accanto.

Joe rise e rispose:  “La vita è una vacanza! Ogni giorno è una vacanza.”

E aggiunse: “Penso che il segreto della felicità. Non sia solo poter fare quello che ti piace, ma amare ciò che fai. ”

Ora goditi un video di Mr. Ades in azione
che coglie l'essenza
di questo affascinante professionista di vendita.
Guarda e impara, controlla la ragazza
che era in piedi in lontananza.
Non appena ha interagito con il pubblico
è stato agganciata.
Imparare il mestiere.
Buone vendite!
Sandro
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Miracolo Monique, la campionessa paralimpica che è tornata a camminare. I medici non riescono a spiegarlo, ma l’olandese due volte argento a Pechino ha avuto due incidenti e si è ripresa.

AMSTERDAM (26 dicembre) – Un miracolo. In Olanda è una parola che viene usata con sempre maggiore insistenza per definire il caso di Monique Van der Vorst, autentica storia di Natale che in questi giorni sta commuovendo i Paesi Bassi. Lei è la 26enne campionessa paralimpica che ai Giochi di Pechino ha vinto due medaglie d’argento, nella prova a cronometro individuale di handcycle, sorta di bicicletta in cui si pedala con le mani, ed in quella in linea. La Van der Vorst proprio in questi giorni ha ripreso a camminare, riacquistando l’uso delle gambe dopo 13 anni di handicap e senza alcuna spiegazione scientifica. Ora sogna di partecipare alle Olimpiadi vere, quelle di Londra, ma nel frattempo si accontenterebbe di partecipare «da atleta comune» all’Ironman di triathlon, a cui ha già preso parte (riuscendo a concluderlo) come atleta paralimpica, che si disputa ogni anno alle Hawaii, e che prevede, per i concorrenti normodotati, le stesse fatiche che si fanno ad un’Olimpiade, ovvero 3,8 km. di nuoto in mare, 180 chilometri in bicicletta e 42.195 km. (una maratona) di corsa a piedi. Come triatleta la Van der Vorst ha vinto anche i Mondiali 2009 per paralimpici.

Alla bionda olandese era stata diagnosticata una paralisi irreversibile quando aveva 13 anni: sottoposta ad operazione dopo un infortunio occorsole mentre giocava ad hockey prato, i medici avevano sbagliato l’intervento e lei, nonostante una lunga serie di consulti e visite con vari specialisti, era rimasta paralizzata inizialmente alla gamba sinistra e dopo un anno anche a quella destra.

«A quel tempo – racconta Monique – ricordo che la mia gamba sinistra era diventata tutta rossa, e fredda. Qualche giorno più non riuscivo più a muoverla e da quel giorno è andata sempre peggio. Nessuno è mai riuscito a spiegarmi perchè. La mia famiglia ha tentato tutto ciò che era possibile per farmi tornare a camminare, andammo da decine di medici, ma nessuno di loro riusciva a capire cosa fosse successo alle mie gambe». Dopo un periodo di depressione causata dall’accaduto a far riprendere la ragazza era stato lo sport, in particolare l’handcycle. «Lo sport mi ha ridato autostima, ho cominciato a pensare a ciò che potevo fare, e non più alle limitazioni». Non a caso adesso sul suo sito, sotto l’annuncio che ha ripreso a camminare, c’è la citazione di una frase di Nietzsche: «ciò che non mi uccide, mi renderà più forte». Tutto il 2010 lo stava dedicando alla preparazione per Londra 2012, dove l’obiettivo sarebbe stato di «tramutare gli argenti in oro», ma due incidenti hanno cambiato la sua vita.

A marzo si era scontrata con un compagna in allenamento, l’impatto l’aveva fatta cadere dal suo veicolo e lei aveva raccontato di aver cominciato a sentire «del formicolio alle gambe». «Io ero rimasta molto triste – aveva raccontato – perchè pensavo che mi avrebbe impedito di prepararmi a dovere per Londra». Nel secondo incidente è rimasta coinvolta a giugno: mentre si stava allenando su strada era stata investita da un’auto, le era stato diagnosticato un danno al midollo spinale, ma il formicolio alle gambe era aumentato. «In pochi giorni ho cominciato a “risentirle”, non erano più insensibili». Il capo-missione del comitato paralimpico olandese Andrè Gatos ha raccontato che «per Monique all’inizio lo choc è stato forte, al punto che sul momento per lei è stato duro abbandonare la possibilità di competere ai Giochi Paralimpici». I risultati delle visite mediche a cui era stata sottoposta dopo il secondo incidente hanno lasciato di nuovo i medici senza parole, in ogni caso dopo un lungo e duro periodo di riabilitazione la ragazza ha ricominciato a muovere le gambe ed ora annuncia che «sono di nuovo in piedi! Per me comincia una nuova sfida, gareggiare per me era una grande passione, ora è dura perchè devo trovare nuovi obiettivi nella vita. Non so dove o quando finirà ma ci riuscirò, e tornerò di nuovo a correre!».

Sito di Monique: www.moniquevandervorst.com

Fonte: www.ilgazzettino.it

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