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Emanuele Maria Sacchi  (uno dei massimi esperti internazionali di Negoziazione, Leadership e Team Building; unico italiano invitato come key speaker al World Negotiation Forum, è Consulente, Trainer e Advisor per Aziende di 16 differenti Paesi, molte delle quali sono inserite nella top 500 a livello mondiale) sarà uno dei quattro relatori che al S.I. Seminario Intensivo nel suo intervento parlerà dei 3 Segreti dai Top Performer della Negoziazione.

Di seguito un suo articolo che ho trovato sul web:

Esistono 24 frasi killer da evitare assolutamente quando si parla con un potenziale cliente.

La loro natura è molto varia e spazia da espressioni intuitivamente indisponenti come «Non vorrei criticarla ma…», oppure «Non per contraddirla», ad altre, il cui valore controproducente è meno immediatamente percepibile.

Tra queste, solo per fare un paio di esempi, ci sono dei classici come «Le rubo solo due minuti» e «Non per disturbarla».

In entrambi questi ultimi casi, l’effetto boomerang dell’espressione si palesa solo dopo qualche istante di conversazione: quando cioè l’interlocutore comincia a pensare che chi ha di fronte gli stia davvero rubando del tempo prezioso, disturbandolo e distogliendolo da attività più interessanti e redditizie.
Partendo da questi presupposti base, il segreto di una comunicazione efficace si riassume in poche regole chiave, la cui osservanza è tuttavia indispensabile per il raggiungimento dei propri obiettivi. La prima impressione, il breve istante del contatto iniziale si rivela spesso decisivo.

Fondamentale è così riuscire a entrare immediatamente in sintonia con il proprio interlocutore.

Chi si somiglia si piglia, afferma un vecchio adagio popolare, la cui validità è tuttavia incontrovertibile.
L’approccio vincente non risiede però nella standardizzazione della propria strategia comunicativa, bensì nell’adeguarla alle persone con cui si entra in contatto, cercando di rispecchiarne atteggiamenti e disposizione mentale.

Persino il sorriso, considerato quasi universalmente il segnale d’accoglienza per antonomasia, può rivelarsi controproducente in alcuni casi: esistono, infatti, persone che gradiscono atteggiamenti più posati e seriosi.

Il segreto, insomma, sta nel capire velocemente il proprio interlocutore e adeguare la comunicazione alle sue caratteristiche personali.

Non dimenticando, naturalmente, di utilizzare sempre e comunque espressioni positive per evitare di incorrere in una delle 24 frasi killer. In sintesi, meglio un neutrale «Possiamo parlare?» a un sospetto «Le rubo due minuti».

Guarda il video
Emanuele Maria Sacchi
È uno dei massimi esperti internazionali di Negoziazione, Leadership e Team Building; unico italiano invitato come key speaker al World Negotiation Forum, è Consulente, Trainer e Advisor per Aziende di 16 differenti Paesi, molte delle quali sono inserite nella top 500 a livello mondiale.
Sabato 15 e domenica 16 ottobre sono stato gentilmente invitato da Marcello Mancini, presidente di Performance Strategies, come Blogger Hub e avrò un posto tutto mio in una speciale postazione dalla quale potrò inviare qui sul blog l’andamento del S.I. Seminario Intensivo.


Se ci sarai anche tu potremmo conoscerci! Diversamente vieni qui sul blog a leggere le ultimissime news e immagini che trasmetterò (quasi) in tempo reale.


Nel frattempo…


Buone Vendite!


Sandro


Il titolo di questo post è la frase preferita di Beau Toskich, definito “World leader in marketing ” dal MANAGEMENT CENTRE EUROPE (MCE) di Bruxelles, Beau Toskich è l’autore di tre best seller in Italia: “LA STRATEGIA DELL’UOVO FRITTO”, “VERBAL DRIVER”  e “DA TRENO A TAXI” al momento tutti esauriti su ogni bookstore online!

Collabora, tra gli altri, con IBM Italia, GlaxoSmithKline Italia, Lexus, Pirelli, Telecom Italia, Banca per la Casa Spa Gruppo Unicredit e Fiat.

Dicono di lui:

“Dietro a due occhiali a specchio si nasconde la parola affilata: un guru americano della comunicazione competitiva.” (Il Giornale)

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“Beau cerca di uscire dalla pianura del parlato per portare i suoi interlocutori in una dimensione superiore, una sorta di estasi permanente, il cerchio degli eletti dove le parole accendono passioni.” (Il Sole 24 ore)

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“Direttamente criptico. Sicuramente innovativo. Brutalmente onesto.” (La Stampa)

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“Un guru della comunicazione e della formazione manageriale.” (Reuters)

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“Beau Toskich ha inchiodato alle sedie i presenti con il suo intervento ‘Brand me, brand you’  quaranta minuti di show da brivido e due minuti esatti (cronometrati) di applausi.” (Quattroruote)

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Qui sotto un video sul “Brand”:

…e due video su come spremere la crisi:

C’è una Ferrari nella tua grinta?
C’è un Armani nel tuo stile?
C’è una Nutella nella tua tentazione?

Scommetto che si può.

Beau Toskich

P.S. Ho raccolto in un ebook in formato PDF una rassegna stampa di Beau! Scaricalo QUI

Buone vendite!

Sandro

Se non hai mai sentito parlare di lui ti sei perso qualcosa di speciale. Il suo palcoscenico, la strada; il suo prodotto, un pelapatate.

Joe Ades, l’uomo che per anni ha venduto a 5 dollari un pelapatate svizzero per strada. Noto a molti come il signore dai capelli bianchi che vendeva pelapatate appena fuori dalla Union Square Greenmarket di New York. Ne ha venduto a milioni  sicuramente amava la strada, anche se è stato tutt’altro che un  uomo senza fissa dimora.

Joe Ades è stato oggetto di numerosi articoli su riviste che raccontano il suo percorso quasi dickensiano: da Manchester, in Inghilterra, alle strade di New York City.

In questa foto un articolo pubblicato su Vanity Fair.

Il New York Times offre un tributo a Joe Ades, uno dei personaggi veri di New York. Suoi profili si trovano sul Daily News, Vanity Fair , News Network e Wikipedia.

C’era qualcosa di speciale in Joe Ades, il venditore ambulante di strada più attraente.

Ciò che la maggior parte della gente non sapeva su Joe Ades è che lui viveva in un appartamento di Park Avenue, e guidava una Bentley. Di giorno, indipendentemente dal tempo, al suo banchetto vestito in giacca e cravatta a vendere pelapatate. La sera frequentava i migliori ristoranti sul lato est di Mahattan.

Viveva in un appartamento Upper East Side, pranzava in ristoranti costosi e indossava abiti Chester Barrie di fabbricazione inglese e audaci camicie e cravatte di Turnbull & Asser.

Beveva solo champagne e mai da solo. La sua marca preferita era Veuve Clicquot. Tutto questo l’aveva raggiunto grazie alla sua efficacia come venditore.

Perché aveva così tanto successo? Joe era un trascinatore,  l’uomo giusto per fare affari.

Ha sempre creduto nel suo prodotto, e sapeva che un buon prodotto, ha il potere di fare grossi volumi di vendita. Credeva nel suo prodotto, credeva in sè stesso, e amava quello che stava facendo, non aveva paura di lavorare duro. L’uomo con gli abiti da mille dollari vendeva il suo pelapatate a 5 dollari negli angoli delle strade della città di New York per sei giorni alla settimana, dieci ore al giorno. Joe Ades è una fonte di ispirazione per tutti gli uomini che vogliono fare affari. “Se hai un buon prodotto la gente verrà da voi a cercare il prodotto, e farete i soldi per la quantità che ne vendi, non dal singolo valore di ciascuno.”

“Amava la strada più che ogni altra cosa – dice sua figlia Ruth – aveva imparato i trucchi dell’arte della vendita da adolescente in Inghilterra, durante la seconda guerra mondiale. Il suo percorso da venditore nacque dopo l’esposione di una bomba, nel bel mezzo del centro di Manchester. Fu lì, in mezzo alle macerie, che trovò la sua vocazione. Girando tra i mercatini improvvisati sorti dal nulla, fu incuriosito dalla merce: lacci delle scarpe, miscele per la tosse e ogni genere di piccole cose; i venditori erano per lo più uomini molto più anziani di lui, rimase impressionato più che altro dal loro modo di vendere: erano uomini di spettacolo e che la maggior parte degli oggetti venduti per strada erano piccole cose quotidiane a prezzi molto economici. Fu per lui una lezione importante: non sottovalutare mai una piccola somma di denaro. È stata una lezione che mio padre non ha mai dimenticato.”

Ben presto il ragazzo di Manchester iniziò ad attrarre le proprie folle. Prima in Inghilterra, poi in Australia e in Irlanda prima di trasferirsi a New York City nel 1980.  Joe ha venduto un sacco di cose da quando aveva 15 anni. “Ho venduto cose più economiche prima del pelapatate.” dice Joe. “La gente diceva: ‘Come si può fare soldi vendendo qualcosa per un dollaro? Si vende molto, eccome. Molto. C’era un tizio in Trafalgar Square che vendeva pacchetti di becchime ai turisti. Vendeva per uno scellino un pacchetto di mangime per piccioni. Possedeva condomini, così va la storia.”

Non ha mai detto a nessuno quanti pelapatate ha venduto, probabilmente perché curava solo la vendita – che era la cosa che aveva fatto per la maggior parte della sua vita – biancheria, tessuti, gioielli, giocattoli e libri per bambini. Poi, facendo un giro in una fiera, qualcuno stava vendendo pelapatate e lo vide come un fantastico articolo da vendere per la strada.

Dai libri per bambini, optò per i pelapatate. “I libri erano troppo pesanti da portare in giro.” disse Joe.

“Era molto entusiasta delle carote”, afferma Sara Mason, un assistente di merci a Barnes & Noble che lo vedeva lavorare. “E anche delle patate.”

In realtà, Joe credeva che il suo pelapatate, scoperto in fiera, poteva affettare di tutto, ma saggiamente scelse di concentrarsi su carote e patate. “Faceva sembrare la cosa davvero divertente”, dice Julie Worden, un suo ammiratore. “La sua voce, non si poteva fare a meno di notarla”, dice Gordon Crandall, riferendosi all’accento britannico da annunciatore radio di Joe.

Il suo trucco, secondo David Hughes, è stato quello di parlare con un tono di voce molto alto.

Joe mi diceva: “Non bisogna aver paura di parlare con sè stessi a voce alta”.

Il suo era un particolare tipo di teatro da strada. Era ipnotico.

Joe Ades nell’attirare l’attenzione della gente era un artista.

Come un attore, aveva un senso del ritmo e dei tempi.

Una volta che iniziava a parlare ad alta voce, qualcuno cominciava a fermarsi solo per vedere il suo stile appassionato di vendita.

Con bidoni pieni di verdure, Ades dimostrava l’utilità del suo sbucciatore d’acciaio inossidabile svizzero che ha fatto di lui un uomo ricco (uno per $ 5, due per $ 10, cinque per $ 20).

Era come se parlasse a sè stesso, assorto nella gioia nel pelare carote e patate.

Abilmente, mostrava come fosse facile tagliare alla julienne o in stelle le carote.

(“Falle così per i tuoi bambini e li vedrai mangiare verdure”).

Un performer nato, Joe aveva fatto del marciapiede il suo palcoscenico.

“Se tu lo fai bene, vieni pagato, lo fai male, non vieni pagato”, ha detto in una intervista del 2008.

“E’ così semplice”. “Devi far provare un brivido, sempre un brivido”.

Ha venduto pelapatate svizzere di alta qualità per 15 anni tra il 1994 e il 2009.

Joe Ades fece abbastanza soldi da permettersi abiti da $ 1000 e un appartamento in Avenue Park.

Si dice che una volta fece $ 100.000 in un week-end.

“E’ un modo molto facile per ottenere una folla”, egli spiega.

“Quando sei giù in basso, la gente che passa può vedere la parte posteriore della folla, ma non sanno cosa stanno osservando.

Devono fermarsi e guardare per vedere che cosa quelle persone stanno guardando.

Una donna si ferma a guardare. Poi un altro. E un altro ancora.

Il vecchio venditore li ignora fino a quando i tre sono uniti da un cerchio di altre persone.

Solo allora alza lo sguardo e porgendo una carota lunga…

“Qui”, dice tranquillamente a una donna, “provi lei da sola. Basta tirare il pelapatate lungo la carota. Rapidamente”.

E col suo stile inglese le fa un sorriso.

Joe continua la sua dimostrazione.

Le persone in fondo alla folla non vedono perché lui resta seduto.

“Avvicinatevi”, sussurra.

“Io non chiedo soldi.”

“Potete continuare lo stesso a tenere sott’occhio il vostro orologio. ”

“La donna fruga nella borsetta, tira fuori alcune banconote e le dondola li davanti.

Egli ignora i soldi.

“Ora, perché dovresti comprare quattro pelapatate se durano tutta la vita?” Chiede retoricamente.

I suoi occhi finalmente prendono contatto con la donna che ha in mano cinque dollari.

“Beh, avrai quattro amici,” il vecchio risponde alla sua stessa domanda.

“ecco perché puoi comprare altri quattro pezzi!”

E lei lo fa…
Si dice che nel Café Pierre dove andava a sorseggiare champagne, alcune persone gli chiesero cosa facesse per vivere.

Alzando il suo bicchiere per lo stelo, Joe avrebbe detto semplicemente: “Io vendo pelapatate”.

“Che cosa fai?”: nessuno credeva che la sua risposta

“Io vendo pelapatate per strada.”

Nelle mani di un buon venditore, anche un semplice pelapatate può avere grande fascino.

In una città da un milione di storie come New York, Joe Ades spiccava in mezzo alla folla come un elegante e  affascinante ambulante che vendeva un semplice strumento…

Un pelapatate appeso in un negozio in vendita per un dollaro ha una potenzialità.

Deve essere dimostrata. Per questo Joe amava i pelapatate. “Mi piace per diversi motivi”, diceva.

“E’ portatile, funziona alla grande, non ho mai sentito una lamentela. Mai e poi mai.”

Camminando per le vie, spingendo il suo carrello spesso veniva fermato da sconosciuti che gli dicevano con il cuore: “Signore, sei il più grande venditore di New York!”

Gli piaceva, il riconoscimento e non è mai stato scortese, ma in privato ha cavilli circa l’uso della parola “venditore”.

“Io non potevo vendere” spiegava.

“Non riuscivo a vendere immobili o automobili, per esempio.”

“La cosa più insolita che ho venduto, comunque sono stati alberi di Natale nel mese di febbraio.”

“Vendute a Chinese New Year’s!”
Quello che mi piace fare è stare ad un passo da una folla, giocare insieme e lì mi danno i loro soldi.”
Joe Ades morì il 1 febbraio 2009.
La sua filosofia era che una piccola quantità di denaro si costruisce rapidamente”, ha detto la figlia Ruth.

Ha venduto decine di migliaia di pelapatate.  Fate i conti!

Lui lo ha fatto anche per me, in modo che avessi potuto frequentare la Columbia University.
“Qual è stata la chiave del successo di tuo padre?”  Le hanno chiesto.

“Tenacia e pazienza”, è stata la risposta di Ruth.
Ruth ora ha deciso di seguire le orme di suo padre. A casa ci sono ancora scatole di pelapatate.

“Sono tutti confezionati, vengono dalla Svizzera. Papà li ha importati direttamente da sè” dice Ruth.

“Mi sento molto vicina a mio padre quando lo faccio.”

“Voglio dire, mi rende triste che lui non è qui. Penso spesso quando lavoro che il mio papà, sia lì in piedi alla periferia della folla, a guardarmi.”
“Papà mi diceva ‘Perchè non vuoi imparare a vendere i pelapatate?’

‘Perché qualcuno dovrebbe essere in grado di sostituirti’. – risposi –

Questo è il mio grande rimpianto: non aver imparato il pelapatate quando era vivo, e, sai, avremmo potuto lavorare insieme.

‘Sì, lo farò papà, quando sarò pronta.’ ”

Ora Ruth è pronta.

Nel giardino della vita, grandi cose possono crescere da piccoli inizi… a condizione che vengano coltivate costantemente…

È per questo che Joe da prima dell’alba ogni giorno spingeva il suo carretto di pelapatate per le strade.

E un giorno, un tizio  gli chiese:

“Non ti prendi mai una vacanza?” con il passo veloce per stargli accanto.

Joe rise e rispose:  “La vita è una vacanza! Ogni giorno è una vacanza.”

E aggiunse: “Penso che il segreto della felicità. Non sia solo poter fare quello che ti piace, ma amare ciò che fai. ”

Ora goditi un video di Mr. Ades in azione
che coglie l'essenza
di questo affascinante professionista di vendita.
Guarda e impara, controlla la ragazza
che era in piedi in lontananza.
Non appena ha interagito con il pubblico
è stato agganciata.
Imparare il mestiere.
Buone vendite!
Sandro
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Dopo il terzo podio consecutivo, a Davide Simeoni hanno preso l’impronta del dito indice, per fargli un calco celebrativo nel wall of fame dei venditori. Segno inequivocabile che le vie per entrare nella storia sono molte di più di quelle che ci avevano detto da piccoli.

Davide Simeoni, per esempio, è partito da Scorzè in provincia di Venezia e in 16 anni di carriera come agente Vorwerk Folletto ha venduto 17.072 aspirapolvere porta a porta (dato aggiornato al 31 marzo 2010), vincendo una a una le resistenze di massaie diffidenti, casalinghe annoiate, suocere sospettose, promesse spose sull’orlo del sì. Nel 2007 (anno del record) ne ha piazzati in media sei al giorno, per un totale di 2.068. Nel 2008 e nel 2009 è rimasto il migliore d’Italia, pur calando un po’ nelle cifre.

In chiave aziendale, fatte le debite proporzioni, il polpastrello del suo indice è come il piede sinistro di Maradona: gli serve infatti per suonare campanelli, la prima di una calibrata sequenza di mosse vincenti. Dopo, bisogna ottenere che la signora si affacci alla finestra, convincerla ad aprire il cancello, indi la porta, dribblare il cane, salire due gradini di scale, poi un altro, posare un piede oltre la soglia, poi il secondo, mettere a fuoco in un istante il tappeto più vicino, la piastrella più indifesa, dove si svolgerà al momento opportuno il rito pagano della Dimostrazione. Passato con destrezza il Folletto sulla superficie prescelta, apparentemente pulitissima, il dannato attrezzo ne estrarrà comunque acari e sudiciume assortito in quantità tale da fare arrossire la padrona di casa. Da lì in poi, per un bravo venditore è tutta discesa.

Il superagente lavora in un territorio abbastanza ristretto: le province di Treviso e Venezia, d’estate le montagne del Bellunese. Il metodo è uguale dovunque: i venditori a gruppi di dieci battono per un mese una zona di qualche migliaio di famiglie, ogni giorno un quartiere. Fanno base in un bar alle 9 di mattina, poi si dividono le strade assegnate per “acquisire”, cioè prendere appuntamenti per il pomeriggio, dalla prima all’ultima casa. All’una si mangia insieme in trattoria, senza bere vino. Alle due si ricomincia: dimostrazioni per chi ha seminato bene in mattinata, altre acquisizioni per i pigri e i pivelli. Un buon agente standard punta ogni giorno a cinque appuntamenti, tre dimostrazioni, una vendita. I fuoriclasse ne fanno di più semplicemente perché sono già in giro alle otto e mezzo di mattina, prima che la gente esca a lavorare, e vanno dai clienti fino alle otto di sera.

Considerata la geometrica potenza dell’organizzazione, sarebbe straordinaria l’esistenza anche di un solo monolocale privo di Folletto in tutto il Veneto, ma Davide Simeoni assicura di no: «La zona non è mai satura», dice. «C’è sempre una casa che ti sei dimenticato, un appartamento con un nuovo inquilino». È una delle frasi-mantra che gli agenti ripetono continuamente. L’altra è «La crisi è solo nella nostra testa». In effetti, Folletto dichiara un aumento di fatturato del 6,5 per cento nel 2009, mentre il mercato degli aspirapolvere nel suo complesso ha ceduto il 7.

Quando Gioia l’ha incontrato, alto, abbronzato e ben vestito nella piazza di Noventa di Piave, il recordman aveva appena rifilato due scope elettriche con lucidatrice a una coppia madre-figlia che l’aveva convocato con l’intenzione di comprarne una sola. Quale misteriosa alchimia governa le sue relazioni con l’universo domestico delle femmine? «Eh, bisogna stare accorti», dice Davide Simeoni. «Mai fare complimenti alle giovani, se non sulla casa. Che bel tappeto signora, si vede che lei alla pulizia ci tiene. Con le anziane è diverso, si possono fare le battute, anche salutarle con un bacino sulla guancia».

Il fantasma del marito insegue sempre l’agente Folletto: se non è a casa, difficilmente la moglie decide da sola una spesa importante. Se c’è, bisogna fare attenzione a non risvegliare i suoi istinti territoriali. Eventualmente, dopo c’è l’assistenza: il venditore lascia il numero di cellulare e la cliente può chiamarlo se alla consegna qualcosa non funziona.

Obiettivamente, per fare funzionare un Folletto non è necessario fare molto di più che collegare un cavo e infilare la spina nel muro, nei casi estremi leggere il libretto delle istruzioni, ma le signore telefonano lo stesso. «Diciamo che quando uno non è sposato, se vuole, questo è un mestiere che gli permette…». Per ogni evenienza, Davide Simeoni è sposatissimo: da 15 anni, con Stefania, che segue a tempo pieno i due figli e taglia i capelli in casa a tutta la famiglia.

Per quanti Folletti tu venda, ce n’è qualcuno che ti resta nel cuore. «Il primo», dice Simeoni, «quando ancora non sapevo neanche montare bene gli accessori». Quelli piazzati a Cortina d’Ampezzo il giorno di Ferragosto, per fare il record e un po’ per puntiglio personale. Quello venduto al proprietario della concorrente DeLonghi, un pezzo di bravura, modestia a parte. Il Folletto acquistato dalla mamma di Alessandro Del Piero, la quale rimase così contenta che poi mandò Davide dalla sua parrucchiera, dalla nipote e da tre o quattro amiche.

I riconoscimenti dell’azienda non si contano: targhe, medaglie e anche premi veri; viaggi all’estero, un orologio Rolex e perfino un’Alfa spider, che è stata giudiziosamente venduta dopo un paio di mesi, «perché a noi non serviva e io i soldi non li ho mai buttati via». Ma non è per questo che sul palco dell’ultima premiazione gli occhi di Davide Simeoni luccicavano in quel modo imbarazzante, così riconoscibile nelle foto pubblicate sul giornale aziendale. «Mio padre ci manteneva tutti con il suo stipendio da operaio Montedison. Mi ricordo che cosa vuol dire non avere niente. Sono stato in fabbrica otto mesi anch’io ma non resistevo, allora ho fatto il cameriere, ma lavoravo fino alle due di notte e nella mia vita non cambiava niente. Quando ho iniziato a vendere, mio padre non era contento: vivere di provvigioni, suonare i campanelli e farsi cacciare via, insistere per convincere la gente. Adesso, molti amici che andavano in fabbrica hanno perso il lavoro, io invece ho comprato casa e anche due appartamentini in paese».

Così, sorriso stampato in faccia e gomma da masticare in tasca – pronto intervento in caso di alitosi – Davide Simeoni ha espugnato le Venezie.

Monica Ceci per Gioia


L’AVEDISCO di Davide ha scritto:

19/04/2010   VORWERK FOLLETTO – Il super-venditore fa tris: é ancora Davide Simeoni l’asso della Vorwerk Folletto
Premiato per la terza volta l’agente che nel 2007 stabilì il record di vendite
Tra il fare una cosa, e il farla bene, c’è una bella differenza. Sta tutto qui, nel fare al meglio il proprio lavoro, il “segreto” di Davide Simeoni, agente Vorwerk Folletto che, per il terzo anno di fila, si è rivelato il miglior venditore dell’azienda, vendendo 1.609 “apparecchi” del celebre aspirapolvere nel 2009.

Simeoni, 45 anni, sposato con Stefania da 15, padre di due figli, Christian e Manuel, di 15 e 11 anni, abita a Scorzè (Venezia) e sabato 10 aprile è stato premiato durante la Festa Nazionale della Vendita 2009, che si è tenuta a Barcellona, nel cuore pulsante della Catalogna, e alla quale hanno partecipato più di 600 agenti Vorwerk Folletto. Sempre lui detiene il record assoluto di apparecchi venduti in un anno da un agente, con la cifra da capogiro di 2.068 stabilita nel 2007 (sei pezzi al giorno di media). Subito il bis nel 2008 con 1.570 apparecchi, e poi di nuovo sul gradino più alto del podio nel 2009.

In barba ai dati sull’andamento degli acquisti di aspirapolvere tra gli italiani l’anno scorso (-6,8%, Gfk Retail), ma in linea con l’aumento del fatturato fatto registrare dalla consociata italiana del gruppo Vorwerk (+6,5%, cioè 399 milioni di euro), Simeoni ha fatto tris. Un «fuoriclasse operaio» l’ha definito Patrizio Barsotti, direttore commerciale dell’azienda, a testimoniare che Mister Folletto non si nasce, si diventa. «Perché il nostro è un lavoro quotidiano, continuo, che richiede applicazione e sudore. Ma che poi dà i suoi frutti», ha sottolineato Barsotti. Esattamente la parabola di Davide Simeoni, che 16 anni fa muoveva i primi passi (metafora obbligata) nel mondo della vendita diretta, iniziando a premere i campanelli delle case nella provincia di Venezia, suo territorio di lavoro. Ottenendo buoni risultati da subito, per poi andare sempre più sù, fino all’exploit degli ultimi tre anni.

Segreti non ce ne sono. Anzi, l’azienda è molto attenta nello stanare e allontanare quei pochissimi che, per arrotondare i propri guadagni, provano a mettere in atto azioni scorrette nei confronti del consumatore. E infatti, a parlare con lui, l’uomo dei record, ciò che colpisce è l’umiltà, quella di chi, ogni giorno, esce di casa pensando esclusivamente a fare bene il proprio lavoro: «Orari, impegno, metodo -spiega-, sono le frecce all’arco di tutti noi venditori. Non si può mai sapere come andrà una giornata, un mese, un anno. Troppe le variabili da considerare. Sto sempre con i piedi per terra e penso a dare il massimo, nel lavoro come nella vita. Peraltro, da juventino, quest’anno una bella lezione l’ho avuta dal campionato: all’inizio della stagione pensavo che avremmo fatto man bassa di titoli, e invece…».

La premiazione è avvenuta sabato 10 aprile, al termine della due giorni di incentive che Vorwerk Folletto ha riservato ai suoi migliori venditori: circa seicento dei 4mila che ha sparsi per l’Italia.

Che dire?Complimenti vivissimi Davide!Sei un Grande!

Buone vendite!

Sandro

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Tutti possono comunicare, ma non tutti sanno capire e farsi capire.
Da ciò deriva che saper comunicare è un’ arte che si può imparare.

Per apprenderla occorre conoscere alcune tecniche che regolano il processo comunicativo.

Ovviamente, ciascuno, come per qualsiasi arte, ha predisposizione più o meno innate che può potenziare e sviluppare.

Che cosa significa comunicare?
Comunicare (dal latino cum = “con”, e munire = “legare, costruire”)
significa: inviare, trasmettere, trasferire, notificare, far vedere, far sentire, illustrare, far conoscere, investire, contagiare, partecipare, unire, mettere in comune con gli altri ciò che è nostro.

Comunicare significa tante cose e può non significare nulla; tutto dipende dal senso che noi vogliamo attribuire a questo termine.

Dal mio punto di vista, comunicare è l’ arte di trasmettere messaggi (informazioni, concetti, contenuti, conoscenze, simboli ecc.) chiari e comprensibili nelle forme e nelle modalità più idonei rispetto all’ obiettivo prefissato e al destinatario della comunicazione.

Buone vendite!

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