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Conosci la storia del miglio in quattro minuti?

Per moltissimo tempo la gente ha ritenuto impossibile per un essere umano correre il miglio in meno di quattro minuti.

Ma nel 1954 Roger Bannister spezzò la barriera di questa credenza assoluta.

Foto by cjsmrbig

Riuscì a fare l’impossibile non solo grazie all’esercizio fisico,ma soprattutto provando e riprovando l’avvenimento nella sua mente,superando la barriera dei quattro minuti talmente tante volte e con tale intensità emozionale,da crearsi dei riferimenti così vividi da diventare un ordine inappellabile al suo sistema nervoso per ottenere quel risultato.

Molta gente però non si rende conto che l’aspetto più grande di questa sua conquista è quello che ha fatto per gli altri.

In tutta la storia della razza umana nessuno era mai stato capace di correre il miglio in quattro minuti,eppure nel giro di un anno, dopo che Roger aveva infranto la barriera, altri trentasette mezzofondisti ci riuscirono.

La sua esperienza aveva fornito loro riferimenti abbastanza forti da infondere la certezza che anche loro potevano “fare l’impossibile”.

E l’anno dopo, altri trecento atleti fecero altrettanto!

La credenza che diventa verità per me…è quella che mi permette l’uso migliore della mia forza, il mezzo migliore per mettere in atto le mie virtù.
ANDRE’ GIDE

Molte persone si creano spesso delle credenze limitanti su quello che sono e che sono capaci di fare.Per il solo fatto di non avere avuto successo nel passato pensano che non riusciranno mai ad averlo nemmeno in futuro.Di conseguenza, per paura di soffrire, cominciano a fissarsi sull’idea di essere realistici.

Quelli che ripetono spesso “Cerchiamo di essere realistici”, in verità vivono nella paura mortale di essere di nuovo delusi.Per paura, si creano delle credenze che li inducono a esitare, a non impegnarsi a fondo e perciò ottengono dei risultati limitati.

Buone vendite!

Sandro

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Wilma Rudolph nacque
nel Tennessee
e pesava solo due chili.
Era il 23 giugno 1940,
era la ventesima di ventidue figli
di una famiglia di colore molto povera.

Riuscì a sopravvivere alla nascita prematura,
ma negli anni successivi,
a causa della sua salute estremamente delicata,
dovette superare una malattia dopo l’altra:
il morbillo,la parotite,la scarlattina,
la varicella e una doppia polmonite.

Quando fu colpita da poliomielite,
rischiò di rimanere zoppa nella gamba sinistra
a causa di una deformazione e nell’indebolimento del piede.

Per anni fu costretta a portare un apparecchio correttivo,
e ad andare due volte alla settimana all’ospedale per fare le terapie,
anche se l’ospedale riservato ai neri si trovava ad ottanta chilometri dal paese dove abitava.

Wilma racconterà alcuni anni dopo
”Il medico aveva detto che non sarei più riuscita a camminare.
Mia madre disse che invece avrei potuto farlo e io credetti a lei!”

Dopo anni di esercizi di riabilitazione e di costante
incoraggiamento da parte della madre,dei fratelli e delle
sorelle,Wilma all’età di dodici anni era finalmente in grado
di camminare senza stampelle,sostegni o scarpette correttive,
sviluppando un andatura ritmica che,a detta dei
medici,poteva già essere considerata un miracolo.

Ma Wilma non si fermò e decise di fare l’atleta,
iniziando a praticare altetica leggera
e specializzandosi poco per volta nelle gare su pista.

Alla prima a cui si iscrisse tagliò il traguardo per
ultima.

Tutti le dicevano di smettere,ma lei non si arrese
finchè finalmente vinse una gara.E poi un’altra.

E un’altra ancora.

All’età di sedici anni faceva parte della staffetta olimpica
americana che vinse la medaglia di bronzo nella 4×100.

Fu nel settembre del 1960 alle Olimpiadi di Roma che
Wilma Rudolph entrò nella storia diventando
la prima donna americana ad aggiudicarsi tre ori olimpici
nei cento e nei duecento metri e nella staffetta 4×100.

Alla fine,la ragazza alla quale era stato detto che non
avrebbe più potuto camminare,diventò una delle atlete più
famose di tutti i tempi.

Che cosa possiamo dedurre da questa storia?

Che Wilma ha raggiunto il risultato che si era prefissato
perchè ci credeva,credeva veramente nel profondo di sè
stessa che avrebbe potuto farcela,e poco importa che tutto
l’ambiente intorno a lei dicesse il contrario.

L’unica cosa davvero importante era ciò che lei stessa pensava.

L’ingrediente chiave del successo comincia dal credere in
sé stessi.

Molti credono che le persone abbiano un potenziale
pressochè illimitato.

Non lo sapremo mai se è vero,
ma la scienza ha dimostrato senza ombra di dubbio
che il nostro potenziale come esseri umani
è enormemente più grande di quello
che di solito utilizziamo,
stimato tra l’uno e il dieci per cento.

Di certo ognuno di noi già possiede alcune nostre
credenze,radicate nel tempo,che possono contribuire
enormemente al nostro successo personale.

Spesso tendiamo a “dimenticare”
ciò che dentro di noi crediamo davvero,
poichè la nostra attenzione
viene attratta di più dalle convinzioni limitanti del momento.

Mi spiego meglio:immagina una persona in difficoltà che è
insicura e timorosa però,pensa,per esempio:”io quando
voglio veramente qualcosa e mi impegno per quella,in un
modo o nell’altro la ottengo!”

In realtà,la maggior parte delle persone crede questo di sé.
Perchè allora avere paura di non riuscire se si è sicuri del
fatto che basta impegnarsi sul serio per farcela?

Probabilmente perchè in quel momento ci stiamo
dimenticando ciò che crediamo di noi stessi,
cioè dimentichiamo chi siamo veramente.

Se noi ci ricordassimo un po’ di più di chi veramente siamo,
al di là delle nostre paure e delle nostre limitazioni,
probabilmente vivremmo una qualità della vita superiore
e con molti meno sforzi e resistenze.

Saluti
Sandro

Spunti:“Leader di te stesso” di Roberto Re
wikipedia

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