Archivi per la categoria ‘risolvere diverbi’


Dale Carnegie disse:
“Esiste solo un modo su questa terra per avere la meglio in un diverbio ed è quello di evitarlo.
Evitatelo come evitereste serpenti a sonagli e terremoti.
Nove volte su dieci,una disputa termina con ciascuno dei contendenti ancora più fermamente convinto di prima di avere assolutamente ragione.”

Per risolvere problemi e affrontare errori,prima di criticare o incolpare qualcuno
pensiamoci due volte.Anzi tre.

Se chi sbaglia è consapevole di ciò che è successo e perchè è successo e sa che fare per non ripetere più lo stesso errore,non c’è assolutamente niente nulla da dire.

Non ha nessuna utilità far sentire chi ha sbagliato peggio di quanto già si senta.

Nei primi anni della mia carriera da team-leader,purtroppo tante volte,quando qualcosa andava storto,la prima cosa che mi veniva in mente
era quella di trovare a tutti i costi qualcuno da incolpare e rimproverare.

Senza pensare che nessuno ama essere dalla parte di chi riceve un rimprovero,una critica o un osservazione sgradevole.

Poi mi sono reso conto che gli errori fanno parte della natura umana.

E questo messaggio,ho cominciato a diffonderlo tra i miei collaboratori

e il modo più sicuro per farlo giungere a destinazione è stato quello di ammettere i miei stessi errori.

Dare l’esempio è molto importante.

Non si può aspettarsi dagli altri quello che non siamo disposti a esigere da sè stessi.

Ammettere prontamente le proprie responsabilità è uno dei modi di migliori per calmare le acque quando vengono mosse delle accuse.

In questo modo sono riuscito a creare un ambiente lavorativo dove le persone siano disponibili a ricevere consigli e critiche costruttive.

E’ inutile dare addosso a a qualcuno,rimproverargli continuamente la sua colpa,ciò che bisogna fare è aggiustare quanto finora fatto.

Migliorare.

Fare un passo indietro e chiedersi:come posso migliorare la situazione?

Distribuire critiche e rimproveri induce gli altri ad abbassare la testa e a nascondersi.

Ed è molto difficile che chi subisce dure critiche si assuma dei rischi,sia creativo o si esponga prendendo iniziative personali.

Si perderebbe una parte importante del suo potenziale.

L’obiettivo è il miglioramento,non l’esternazione di giudizi.

Non bisogna pensare alla valutazione delle prestazioni.

Ma allo sviluppo delle prestazioni.

Questo atteggiamento invita e incoraggia all’innovazione.

Gli elementi che accettano meglio le critiche sono quelli che sono sinceramente interessati a migliorare,quelli che cercano di ottenere il cinque per cento in più di quanto è loro richiesto e accolgono di buon grado le critiche costruttive.

Uno dei punti a favore dei giapponesi è quello di far tesoro degli errori perchè è una chiave per ulteriori miglioramenti.

Quasi nessuno ama essere bersagliato di critiche,e sono decisamente in troppi quelli che amano somministrarle.

E’ raro che il fatto di biasimare qualcuno migliori da solo la situazione.

Esistono eccezioni,naturalmente.
A volte è necessario che qualcuno sia criticato in modo costruttivo.

Se l’urgenza è abbastanza pressante,se il pericolo è abbastanza grave,se l’errore è compiuto abbastanza di frequente,allora bisogna dire qualcosa.

Ma bisogna comunque criticare con tono rispettoso.

Muoversi con delicatezza.Non col bastone!

In questo modo chi ha compiuto un errore sarà più ricettivo per quello che si avrà da dire.

Sarà più predisposto se ci soffermerà sulle cose che fa bene oltre che su quelle che non fa a dovere.

“Il processo di critica dovrebbe iniziare con la lode e l’onesto apprezzamento”,dice Carnegie.

Mary Poppins certo pensava più o meno questo quando cantava:“Basta un poco di zucchero e la pillola va giù” 🙂

Per concludere,quando hai bisogno di ricordartelo ripensa all’antica favola di Esopo della gara fra il vento e il sole…

Il vento e il sole ebbero un giorno una discussione su chi dei due fosse il più forte.

Il vento propose una gara e, vedendo un vecchio avvicinarsi lungo la strada,pose così i termini della scommessa:

il primo che fosse riuscito a indurlo a togliersi la giacca avrebbe vinto. Il sole accettò e il vento partì per primo.

Soffiò sempre più forte finchè le sue raffiche raggiunsero la forza di un ciclone. Ma più il vento soffiava,più l’uomo teneva stretta a sè la giacca.

Quando il vento cedette,toccò al sole.

Il sole si profuse sull’uomo gentilmente,e diventò sempre più caldo finchè questi,detergendosi il sudore dalla fronte,si tolse la giacca.

Il sole rivelò al vento il suo segreto: la delicatezza e la cortesia sono più forti della forza e della furia.

La stessa regola vale per clienti,dipendenti,collaboratori e amici.

Saluti
Sandro

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