Archivi per la categoria ‘successo’

Ecco come si valuta, in oriente, la capacità dei giovani tori a combattere nell’arena. Si conduce il torello nell’arena e lo si incita a caricare il picador, che lo pungola con una lancia. Il coraggio del giovane animale viene valutato con cura in base alla sua maggiore o minore disponibilità ad attaccare sfidando le punture della lama. D’ora innanzi riconoscerò che anch’io ogni giorno vengo messo alla prova dalla vita in questo modo. Se persisto, se continuo a provare, se continuo ad attaccare avrò successo.

Persisterò fino al successo.

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Io non sono nato per la sconfitta, né il fallimento scorre nelle mie vene. Non sono una pecora che aspetta di essere pungolata dal pastore. Io sono un leone, e mi rifiuto di parlare, camminare, dormire con le pecore. Non starò ad aspettare quelli che piangono e si compiangono, poiché la loro è una malattia contagiosa. Lasciamoli insieme alle pecore. Il mattatoio dell’insuccesso non è il mio destino.

Persisterò fino al successo.

I premi della vita si trovano al termine di ogni viaggio, non agli inizi, e non mi è dato sapere quanti passi sono necessari per raggiungere la meta. Potrò ancora incontrare il fallimento al millesimo passo, tuttavia il successo può nascondersi dietro la prossima curva della strada. Non potrò mai sapere quanto è vicino se non avrò svoltato l’angolo.

Sempre avanzerò di un passo. E se questo non recherà vantaggio, ne farò un altro, e un altro ancora. In verità un passo alla volta non è difficile.

Persisterò fino al successo.

D’ora innanzi considererò lo sforzo di ogni giorno come il colpo della mia lama contro una quercia possente. Il primo colpo non può causare neppure un tremito al legno, e così il secondo e il terzo. Ogni colpo di per se stesso può essere insignificante e privo di conseguenze. Ma anche sotto una serie di fendenti infantili, la quercia alla fine crollerà. Così deve accadere grazie ai miei sforzi di oggi.

Sarò simile alla goccia di pioggia che spazza via la montagna; alla formica che divora una tigre; alla stella che illumina la terra; allo schiavo che erige una piramide. Costruirò il mio castello mattone dopo mattone, poiché so che con piccoli sforzi ripetuti si porta a compimento qualsiasi impresa.

Persisterò fino al successo.

Non prenderò mai in considerazione la sconfitta e abolirò dal mio vocabolario parole e frasi come abbandonare, non posso, incapace, impossibile, fuori discussione, ineseguibile, improbabile, senza speranza, insuccesso, ritirata, perché queste sono le parole degli sciocchi. Eviterò la disperazione, ma se questa malattia della mente mi dovesse infettare, continuerò a lavorare nonostante la disperazione. Lavorerò sodo e sopporterò. Ignorerò gli ostacoli ai miei piedi e terrò gli occhi fissi alla meta sul mio capo, poiché so che dove finisce l’arido deserto cresce l’erba verde.

Persisterò fino al successo.

Ricorderò le antiche leggi della statistica e le piegherò a mio vantaggio. Insisterò ben sapendo che ogni fallimento aumenterà le mie possibilità di successo al prossimo tentativo. Ogni no che sento mi porterà più vicino al suono del si. Ogni cipiglio che incontro mi prepara al sorriso venturo. Ogni sfortuna di oggi reca in se il seme della buona sorte di domani. Devo avere la notte per apprezzare il giorno. Devo fallire spesso per aver successo una volta soltanto.

Persisterò fino al successo.

Proverò, proverò e riproverò ancora. Considererò ogni ostacolo come una semplice deviazione dalla meta e come una sfida alle mie capacità. Persisterò e svilupperò le mie capacità come i marinai sviluppano la propria, imparando ad uscire illesi dalla furia di ogni uragano.

Persisterò fino al successo.

D’ora innanzi imparerò ad applicare proprio un altro segreto di coloro che eccellono nel mio genere di lavoro. Al termine di ogni giorno, senza stare a considerare se è stato un successo o un fallimento, mi sforzerò di realizzare ancora una vendita. Quando i miei pensieri attireranno il mio corpo stanco verso casa, resisterò alla tentazione di farvi ritorno. Proverò di nuovo. Farò un ulteriore tentativo di chiudere con una vittoria, e se questo fallisce ne farò un altro. Non permetterò mai che una giornata finisca con un insuccesso. Così pianterò il seme del successo di domani e otterrò un insormontabile vantaggio su coloro che terminano il lavoro ad un’ora stabilita. Quando gli altri si ritirano dalla lotta, allora comincerò la mia e il mio raccolto sarà grande.

Persisterò fino al successo.

Non permetterò che il successo di ieri mi culli nel compiacimento di oggi, poiché proprio questo è alla base del fallimento. Dimenticherò gli eventi del giorno passato, buoni o cattivi che fossero, e saluterò il nuovo giorno con la certezza che questo  sarà il giorno più bello della mia vita.

Sino a che avrò respiro persisterò. Poiché ora io conosco uno dei più grandi principi del successo: se persisterò abbastanza  a lungo vincerò.

Persisterò.

Vincerò.

Tratto da “Il più grande venditore del mondo” di Og Mandino.

Il Più grande Venditore del Mondo

Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere

€ 9.3

Una lista per riflettere. La lista è di facile lettura, ma difficile da attuare.

Immagina quanto meglio potranno andare le tue vendite se dovessi imparare e mettere in pratica questi suggerimenti.

1. Come pensi è tutto: sii sempre positivo. Pensa al successo, non al fallimento. Evita ambienti negativi.

2. Decidi i tuoi sogni e i tuoi veri obiettivi: scrivi i tuoi obiettivi specifici e sviluppa un piano per raggiungerli.

3. Agisci: gli obiettivi non sono niente senza l’azione. Non avere paura di iniziare ora. Just do it!

4. Non si finisce mai di imparare: leggi libri. Formati e acquisisci competenze.

5. Sii persistente e lavora sodo: il successo nella vendita è una maratona, non uno sprint. Non mollare mai.

6. Impara ad analizzare i dettagli: prendi tutti i fatti, tutti gli input. Impara dagli errori.

7. Focalizzati: il tuo tempo è denaro. Non permettere ad altre persone o cose di distrarti.

8. Non aver paura dell’innovazione, sii diverso: seguire il gregge è il modo sicuro per essere mediocre.

9. Tratta e comunica con le persone in modo efficace: nessuna persona è un’isola. Impara a comprendere e motivare gli altri.

10. Sii onesto e affidabile; assumiti la responsabilità: in caso contrario i numeri da 1 a 9 non hanno importanza.

Questa è una grande lista, ma come puoi integrarla nella tua vita? Eccoti un suggerimento: dividi la lista e concentrati su un elemento alla settimana per dieci settimane. Assicurati di mettere in pratica ogni elemento.

Se lo desideri apporta modifiche e adattala a te. Finirai per vendere di più quando l’avrai studiata e praticata.

Fonte: www.startsellingmore.com

Mirco Gasparotto, imprenditore, scrittore, coacher del Club della Formazione Mondiale


è l’esempio entusiasta e pulsante di come qualsiasi essere vivente possa avere successo, in tutti i campi dell’esistenza, se lo sceglie, lo vuole e usa tutta la propria passione per ottenerlo.

La serata di Bologna alla quale ho assistito, organizzata da HRD, mi ha fatto conoscere e applaudire un ragazzo di 48 anni, umile e ambizioso che ha scelto di diventare ciò che ha voluto. Gasparotto ha coinvolto per più due ore una platea di duecento persone, ammirata e attenta, ripercorrendo la sua vita dal momento in cui ha capito che era nato per qualcosa di più. A diciassette anni, con in tasca il diploma di terza media faceva il fattorino, presso un’azienda della quale è attualmente il presidente, la Arroweld Italia: 12 società, 22 siti distributivi, 1000 collaboratori, 100 milioni di euro di fatturato.

Il mio obiettivo come imprenditore? Rendermi inutile!

Due ore sul palco a raccontare con schiettezza e trasporto, col suo accento veneto e i modi veraci senza mezzi termini, emozionando, commovendo, spronando per far comprendere come e quanto la nostra vita, e soprattutto le nostre scelte possano farci arrivare, con determinazione, autodisciplina e forte motivazione, esattamente dove vogliamo. E quanto la sua predisposizione naturale all’essere un coach abbia portato se stesso, i suoi uomini e le sue aziende ai vertici del settore.

Anni di sacrifici vissuti con lucida determinazione, di studio, di impegno, qualche colpo di fortuna (ma esiste la fortuna?) e le magnifiche slides scorrevano sotto le sue parole rendendo evidente che il successo di Mirco è stato cercato e perseguito scegliendo come priorità la propria soddisfazione e la propria integrità. Con semplicità, comprensibilmente orgoglioso ha raccontato la sua intera vita nei dettagli. con l’intenzione di condividere come possa essere “facile” per chiunque raggiungere risultati strabilianti, lavorando con metodo su se stessi e allo stesso tempo collaborando in modo generoso con talentuosi alleati.

Dopo averci fatto fare un esercizio pratico scritto per “definire i ruoli” che contemporaneamente viviamo ogni giorno e metterli in priorità, i punti sui quali ha focalizzato: intenzione, motivazione, individuazione dei valori, focalizzazione, lavoro su se stessi, condivisione.

Mirco Gasparotto considera la prima che domanda da porsi è: “dobbiamo capire qual’è il nostro scopo personale, la nostra missione di nascita” e conseguentemente una serie di perle da tenere preziose: “Ora siamo la somma di quello che siamo stati”, “Concludi quello che hai iniziato”, “Condividi le opportunità per moltiplicare il successo”,”Ricorda sempre chi ti ha aiutato (il valore della riconoscenza)“, “Sii elastico e crea alleanze”, “Passa il favore”, “Rinnova il tuo progetto”, “Celebra i successi”, “Non farti ma intimorire dagli altri”, “Occupati del benessere e dell’evoluzione di chi ha bisogno”.

Quest’ultima affermazione si concretizza nel suo grandioso progetto umanitario, sviluppato e ottimizzato da imprenditore quale è, l’Onlus L’”Associazione Mariana Opere nel Mondo”. Nata nel 2002 dall’idea di alcuni imprenditori veneti convinti “dell’importanza di restituire una parte della fortuna che hanno ricevuto sotto forma di impegno nell’aiutare chi ha avuto di meno”. Questa associazione sostiene progetti ed iniziative in tutto il mondo, Africa, Asia, America Latina e Italia, dando assistenza sanitaria, accoglienza, istruzione scolastica e professionale a bambini e adolescenti, senza discriminazione di sesso, di religione e di etnia. Essi sanno che l’aiuto dato ai bambini e ai giovani bisognosi, in qualunque parte del mondo, non dà sollievo solo a chi riceve questo aiuto ma contribuisce anche alla crescita sociale dell’intera comunità, locale e globale. Attualmente l’Associazione ha adottato 61 scuole nel mondo dando istruzione (che vuol dire libertà) a 10.000 bambini e la nostra mira è dare tutto questo a 100.000 bambini nel mondo.

Nel suo ultimo libro “Basta chiacchiere!” spiega in modo semplice, pratico e concreto, un testo dei più dettagliati che abbia mai letto, come mettere in atto la strategia vincente del suo metodo SMARTEST (Specifico, Misurabile, Azione, Realistico, Tempo, Emozionante, Scritto, Tuo) che può essere applicato a tutti veramente tutti i settori della vita e per chiunque voglia accedere alla propria eccellenza. Perchè, come specifica accorato,

“Questo è un metodo che va bene per tutti, perchè è in grado di migliorare tutte le aree della vita, non solo quelle imprenditoriali ma l’intera esistenza dell’essere umano“.

Se non hai mai sentito parlare di lui ti sei perso qualcosa di speciale. Il suo palcoscenico, la strada; il suo prodotto, un pelapatate.

Joe Ades, l’uomo che per anni ha venduto a 5 dollari un pelapatate svizzero per strada. Noto a molti come il signore dai capelli bianchi che vendeva pelapatate appena fuori dalla Union Square Greenmarket di New York. Ne ha venduto a milioni  sicuramente amava la strada, anche se è stato tutt’altro che un  uomo senza fissa dimora.

Joe Ades è stato oggetto di numerosi articoli su riviste che raccontano il suo percorso quasi dickensiano: da Manchester, in Inghilterra, alle strade di New York City.

In questa foto un articolo pubblicato su Vanity Fair.

Il New York Times offre un tributo a Joe Ades, uno dei personaggi veri di New York. Suoi profili si trovano sul Daily News, Vanity Fair , News Network e Wikipedia.

C’era qualcosa di speciale in Joe Ades, il venditore ambulante di strada più attraente.

Ciò che la maggior parte della gente non sapeva su Joe Ades è che lui viveva in un appartamento di Park Avenue, e guidava una Bentley. Di giorno, indipendentemente dal tempo, al suo banchetto vestito in giacca e cravatta a vendere pelapatate. La sera frequentava i migliori ristoranti sul lato est di Mahattan.

Viveva in un appartamento Upper East Side, pranzava in ristoranti costosi e indossava abiti Chester Barrie di fabbricazione inglese e audaci camicie e cravatte di Turnbull & Asser.

Beveva solo champagne e mai da solo. La sua marca preferita era Veuve Clicquot. Tutto questo l’aveva raggiunto grazie alla sua efficacia come venditore.

Perché aveva così tanto successo? Joe era un trascinatore,  l’uomo giusto per fare affari.

Ha sempre creduto nel suo prodotto, e sapeva che un buon prodotto, ha il potere di fare grossi volumi di vendita. Credeva nel suo prodotto, credeva in sè stesso, e amava quello che stava facendo, non aveva paura di lavorare duro. L’uomo con gli abiti da mille dollari vendeva il suo pelapatate a 5 dollari negli angoli delle strade della città di New York per sei giorni alla settimana, dieci ore al giorno. Joe Ades è una fonte di ispirazione per tutti gli uomini che vogliono fare affari. “Se hai un buon prodotto la gente verrà da voi a cercare il prodotto, e farete i soldi per la quantità che ne vendi, non dal singolo valore di ciascuno.”

“Amava la strada più che ogni altra cosa – dice sua figlia Ruth – aveva imparato i trucchi dell’arte della vendita da adolescente in Inghilterra, durante la seconda guerra mondiale. Il suo percorso da venditore nacque dopo l’esposione di una bomba, nel bel mezzo del centro di Manchester. Fu lì, in mezzo alle macerie, che trovò la sua vocazione. Girando tra i mercatini improvvisati sorti dal nulla, fu incuriosito dalla merce: lacci delle scarpe, miscele per la tosse e ogni genere di piccole cose; i venditori erano per lo più uomini molto più anziani di lui, rimase impressionato più che altro dal loro modo di vendere: erano uomini di spettacolo e che la maggior parte degli oggetti venduti per strada erano piccole cose quotidiane a prezzi molto economici. Fu per lui una lezione importante: non sottovalutare mai una piccola somma di denaro. È stata una lezione che mio padre non ha mai dimenticato.”

Ben presto il ragazzo di Manchester iniziò ad attrarre le proprie folle. Prima in Inghilterra, poi in Australia e in Irlanda prima di trasferirsi a New York City nel 1980.  Joe ha venduto un sacco di cose da quando aveva 15 anni. “Ho venduto cose più economiche prima del pelapatate.” dice Joe. “La gente diceva: ‘Come si può fare soldi vendendo qualcosa per un dollaro? Si vende molto, eccome. Molto. C’era un tizio in Trafalgar Square che vendeva pacchetti di becchime ai turisti. Vendeva per uno scellino un pacchetto di mangime per piccioni. Possedeva condomini, così va la storia.”

Non ha mai detto a nessuno quanti pelapatate ha venduto, probabilmente perché curava solo la vendita – che era la cosa che aveva fatto per la maggior parte della sua vita – biancheria, tessuti, gioielli, giocattoli e libri per bambini. Poi, facendo un giro in una fiera, qualcuno stava vendendo pelapatate e lo vide come un fantastico articolo da vendere per la strada.

Dai libri per bambini, optò per i pelapatate. “I libri erano troppo pesanti da portare in giro.” disse Joe.

“Era molto entusiasta delle carote”, afferma Sara Mason, un assistente di merci a Barnes & Noble che lo vedeva lavorare. “E anche delle patate.”

In realtà, Joe credeva che il suo pelapatate, scoperto in fiera, poteva affettare di tutto, ma saggiamente scelse di concentrarsi su carote e patate. “Faceva sembrare la cosa davvero divertente”, dice Julie Worden, un suo ammiratore. “La sua voce, non si poteva fare a meno di notarla”, dice Gordon Crandall, riferendosi all’accento britannico da annunciatore radio di Joe.

Il suo trucco, secondo David Hughes, è stato quello di parlare con un tono di voce molto alto.

Joe mi diceva: “Non bisogna aver paura di parlare con sè stessi a voce alta”.

Il suo era un particolare tipo di teatro da strada. Era ipnotico.

Joe Ades nell’attirare l’attenzione della gente era un artista.

Come un attore, aveva un senso del ritmo e dei tempi.

Una volta che iniziava a parlare ad alta voce, qualcuno cominciava a fermarsi solo per vedere il suo stile appassionato di vendita.

Con bidoni pieni di verdure, Ades dimostrava l’utilità del suo sbucciatore d’acciaio inossidabile svizzero che ha fatto di lui un uomo ricco (uno per $ 5, due per $ 10, cinque per $ 20).

Era come se parlasse a sè stesso, assorto nella gioia nel pelare carote e patate.

Abilmente, mostrava come fosse facile tagliare alla julienne o in stelle le carote.

(“Falle così per i tuoi bambini e li vedrai mangiare verdure”).

Un performer nato, Joe aveva fatto del marciapiede il suo palcoscenico.

“Se tu lo fai bene, vieni pagato, lo fai male, non vieni pagato”, ha detto in una intervista del 2008.

“E’ così semplice”. “Devi far provare un brivido, sempre un brivido”.

Ha venduto pelapatate svizzere di alta qualità per 15 anni tra il 1994 e il 2009.

Joe Ades fece abbastanza soldi da permettersi abiti da $ 1000 e un appartamento in Avenue Park.

Si dice che una volta fece $ 100.000 in un week-end.

“E’ un modo molto facile per ottenere una folla”, egli spiega.

“Quando sei giù in basso, la gente che passa può vedere la parte posteriore della folla, ma non sanno cosa stanno osservando.

Devono fermarsi e guardare per vedere che cosa quelle persone stanno guardando.

Una donna si ferma a guardare. Poi un altro. E un altro ancora.

Il vecchio venditore li ignora fino a quando i tre sono uniti da un cerchio di altre persone.

Solo allora alza lo sguardo e porgendo una carota lunga…

“Qui”, dice tranquillamente a una donna, “provi lei da sola. Basta tirare il pelapatate lungo la carota. Rapidamente”.

E col suo stile inglese le fa un sorriso.

Joe continua la sua dimostrazione.

Le persone in fondo alla folla non vedono perché lui resta seduto.

“Avvicinatevi”, sussurra.

“Io non chiedo soldi.”

“Potete continuare lo stesso a tenere sott’occhio il vostro orologio. ”

“La donna fruga nella borsetta, tira fuori alcune banconote e le dondola li davanti.

Egli ignora i soldi.

“Ora, perché dovresti comprare quattro pelapatate se durano tutta la vita?” Chiede retoricamente.

I suoi occhi finalmente prendono contatto con la donna che ha in mano cinque dollari.

“Beh, avrai quattro amici,” il vecchio risponde alla sua stessa domanda.

“ecco perché puoi comprare altri quattro pezzi!”

E lei lo fa…
Si dice che nel Café Pierre dove andava a sorseggiare champagne, alcune persone gli chiesero cosa facesse per vivere.

Alzando il suo bicchiere per lo stelo, Joe avrebbe detto semplicemente: “Io vendo pelapatate”.

“Che cosa fai?”: nessuno credeva che la sua risposta

“Io vendo pelapatate per strada.”

Nelle mani di un buon venditore, anche un semplice pelapatate può avere grande fascino.

In una città da un milione di storie come New York, Joe Ades spiccava in mezzo alla folla come un elegante e  affascinante ambulante che vendeva un semplice strumento…

Un pelapatate appeso in un negozio in vendita per un dollaro ha una potenzialità.

Deve essere dimostrata. Per questo Joe amava i pelapatate. “Mi piace per diversi motivi”, diceva.

“E’ portatile, funziona alla grande, non ho mai sentito una lamentela. Mai e poi mai.”

Camminando per le vie, spingendo il suo carrello spesso veniva fermato da sconosciuti che gli dicevano con il cuore: “Signore, sei il più grande venditore di New York!”

Gli piaceva, il riconoscimento e non è mai stato scortese, ma in privato ha cavilli circa l’uso della parola “venditore”.

“Io non potevo vendere” spiegava.

“Non riuscivo a vendere immobili o automobili, per esempio.”

“La cosa più insolita che ho venduto, comunque sono stati alberi di Natale nel mese di febbraio.”

“Vendute a Chinese New Year’s!”
Quello che mi piace fare è stare ad un passo da una folla, giocare insieme e lì mi danno i loro soldi.”
Joe Ades morì il 1 febbraio 2009.
La sua filosofia era che una piccola quantità di denaro si costruisce rapidamente”, ha detto la figlia Ruth.

Ha venduto decine di migliaia di pelapatate.  Fate i conti!

Lui lo ha fatto anche per me, in modo che avessi potuto frequentare la Columbia University.
“Qual è stata la chiave del successo di tuo padre?”  Le hanno chiesto.

“Tenacia e pazienza”, è stata la risposta di Ruth.
Ruth ora ha deciso di seguire le orme di suo padre. A casa ci sono ancora scatole di pelapatate.

“Sono tutti confezionati, vengono dalla Svizzera. Papà li ha importati direttamente da sè” dice Ruth.

“Mi sento molto vicina a mio padre quando lo faccio.”

“Voglio dire, mi rende triste che lui non è qui. Penso spesso quando lavoro che il mio papà, sia lì in piedi alla periferia della folla, a guardarmi.”
“Papà mi diceva ‘Perchè non vuoi imparare a vendere i pelapatate?’

‘Perché qualcuno dovrebbe essere in grado di sostituirti’. – risposi –

Questo è il mio grande rimpianto: non aver imparato il pelapatate quando era vivo, e, sai, avremmo potuto lavorare insieme.

‘Sì, lo farò papà, quando sarò pronta.’ ”

Ora Ruth è pronta.

Nel giardino della vita, grandi cose possono crescere da piccoli inizi… a condizione che vengano coltivate costantemente…

È per questo che Joe da prima dell’alba ogni giorno spingeva il suo carretto di pelapatate per le strade.

E un giorno, un tizio  gli chiese:

“Non ti prendi mai una vacanza?” con il passo veloce per stargli accanto.

Joe rise e rispose:  “La vita è una vacanza! Ogni giorno è una vacanza.”

E aggiunse: “Penso che il segreto della felicità. Non sia solo poter fare quello che ti piace, ma amare ciò che fai. ”

Ora goditi un video di Mr. Ades in azione
che coglie l'essenza
di questo affascinante professionista di vendita.
Guarda e impara, controlla la ragazza
che era in piedi in lontananza.
Non appena ha interagito con il pubblico
è stato agganciata.
Imparare il mestiere.
Buone vendite!
Sandro
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Miracolo Monique, la campionessa paralimpica che è tornata a camminare. I medici non riescono a spiegarlo, ma l’olandese due volte argento a Pechino ha avuto due incidenti e si è ripresa.

AMSTERDAM (26 dicembre) – Un miracolo. In Olanda è una parola che viene usata con sempre maggiore insistenza per definire il caso di Monique Van der Vorst, autentica storia di Natale che in questi giorni sta commuovendo i Paesi Bassi. Lei è la 26enne campionessa paralimpica che ai Giochi di Pechino ha vinto due medaglie d’argento, nella prova a cronometro individuale di handcycle, sorta di bicicletta in cui si pedala con le mani, ed in quella in linea. La Van der Vorst proprio in questi giorni ha ripreso a camminare, riacquistando l’uso delle gambe dopo 13 anni di handicap e senza alcuna spiegazione scientifica. Ora sogna di partecipare alle Olimpiadi vere, quelle di Londra, ma nel frattempo si accontenterebbe di partecipare «da atleta comune» all’Ironman di triathlon, a cui ha già preso parte (riuscendo a concluderlo) come atleta paralimpica, che si disputa ogni anno alle Hawaii, e che prevede, per i concorrenti normodotati, le stesse fatiche che si fanno ad un’Olimpiade, ovvero 3,8 km. di nuoto in mare, 180 chilometri in bicicletta e 42.195 km. (una maratona) di corsa a piedi. Come triatleta la Van der Vorst ha vinto anche i Mondiali 2009 per paralimpici.

Alla bionda olandese era stata diagnosticata una paralisi irreversibile quando aveva 13 anni: sottoposta ad operazione dopo un infortunio occorsole mentre giocava ad hockey prato, i medici avevano sbagliato l’intervento e lei, nonostante una lunga serie di consulti e visite con vari specialisti, era rimasta paralizzata inizialmente alla gamba sinistra e dopo un anno anche a quella destra.

«A quel tempo – racconta Monique – ricordo che la mia gamba sinistra era diventata tutta rossa, e fredda. Qualche giorno più non riuscivo più a muoverla e da quel giorno è andata sempre peggio. Nessuno è mai riuscito a spiegarmi perchè. La mia famiglia ha tentato tutto ciò che era possibile per farmi tornare a camminare, andammo da decine di medici, ma nessuno di loro riusciva a capire cosa fosse successo alle mie gambe». Dopo un periodo di depressione causata dall’accaduto a far riprendere la ragazza era stato lo sport, in particolare l’handcycle. «Lo sport mi ha ridato autostima, ho cominciato a pensare a ciò che potevo fare, e non più alle limitazioni». Non a caso adesso sul suo sito, sotto l’annuncio che ha ripreso a camminare, c’è la citazione di una frase di Nietzsche: «ciò che non mi uccide, mi renderà più forte». Tutto il 2010 lo stava dedicando alla preparazione per Londra 2012, dove l’obiettivo sarebbe stato di «tramutare gli argenti in oro», ma due incidenti hanno cambiato la sua vita.

A marzo si era scontrata con un compagna in allenamento, l’impatto l’aveva fatta cadere dal suo veicolo e lei aveva raccontato di aver cominciato a sentire «del formicolio alle gambe». «Io ero rimasta molto triste – aveva raccontato – perchè pensavo che mi avrebbe impedito di prepararmi a dovere per Londra». Nel secondo incidente è rimasta coinvolta a giugno: mentre si stava allenando su strada era stata investita da un’auto, le era stato diagnosticato un danno al midollo spinale, ma il formicolio alle gambe era aumentato. «In pochi giorni ho cominciato a “risentirle”, non erano più insensibili». Il capo-missione del comitato paralimpico olandese Andrè Gatos ha raccontato che «per Monique all’inizio lo choc è stato forte, al punto che sul momento per lei è stato duro abbandonare la possibilità di competere ai Giochi Paralimpici». I risultati delle visite mediche a cui era stata sottoposta dopo il secondo incidente hanno lasciato di nuovo i medici senza parole, in ogni caso dopo un lungo e duro periodo di riabilitazione la ragazza ha ricominciato a muovere le gambe ed ora annuncia che «sono di nuovo in piedi! Per me comincia una nuova sfida, gareggiare per me era una grande passione, ora è dura perchè devo trovare nuovi obiettivi nella vita. Non so dove o quando finirà ma ci riuscirò, e tornerò di nuovo a correre!».

Sito di Monique: www.moniquevandervorst.com

Fonte: www.ilgazzettino.it

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