Archivi per la categoria ‘sviluppo personale’

Un giorno la paura bussò alla porta,

il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.

(Martin Luther King)

Vent’anni fa quando facevo l’operaio, un pensiero ricorrente, mi tormentava l’esistenza: sto facendo davvero quello che vorrei fare? Sto vivendo la vita che vorrei? A cosa serve continuare a lamentarsi di non fare quello che si vorrebbe ma allo stesso tempo non fare niente per cambiare? Quando decisi la svolta avevo già trent’anni ma essendo un eterno studente non mi feci il problema di ricominciare da zero. E così intrapresi una nuova vita: il venditore porta a porta. Per 15 anni ha dovuto affrontare migliaia di difficoltà esterne ma soprattutto interiori. Ringrazio il mio coraggio per avermi dato la forza di cambiare e di aver imparato così tanto dalle persone che ho incontrato in questo affascinante viaggio. Ma soprattutto grazie per quello che ho conosciuto di me stesso.

 

OK, ho parlato fin troppo di me. Adesso ti presento il terzo relatore dello straordinario evento che si terrà il 15 e 16 ottobre a Bologna: Seminario Intensivo S.I. al quale ti invito calorosamente a partecipare: Anthony Smith.

Anthony Smith è uno dei docenti più innovativi nello sviluppo delle risorse umane e del miglioramento personale, e tra i trainers più dinamici in Italia, con quindici anni di esperienza corporate in due aziende multinazionali americane, NIKE e Levis, dirigente in ambito italiano ed europeo.

Nel 2004 ha fondato JOLTEN Educational Events and Entertainment, con sede a Bologna. La società nasce con lo scopo di sostenere le aziende ed i loro dipendenti nel raggiungimento di risultati ottimali per ciò che riguarda leadership e pianificazione strategica.

Che significa JOLTEN? In inglese, la parole JOLT significa scossa! Ed è proprio ciò che JOLTEN fa per i suoi clienti: con un solido contenuto di base insieme ad una comunicazione estremamente efficace, dà una scossa alla formazione e ai corsi, ai seminari e alle presentazioni statiche e noiose.

Eccoti un video in cui esprime le sue eccellenze

Visto che energia? Ritornando a “Il coraggio di cambiare” che è anche il titolo di un suo libro ti riporto un estratto molto interessante:

La storia dei quattro amici al bar

(tratto da Il Coraggio di Cambiare di Anthony Smith)

Un giorno quattro vecchi amici, tutti attorno alla settantina di anni, stavano facendo la prima colazione al bar. Io entrai a prendere il mio solito cappuccino con brioche.
Non potei fare a meno di ascoltare la conversazione dei quattro amici.
Sembrava stessero riflettendo sulla loro vita passata.
Uno di loro disse: “C’è sempre stato qualcosa che avrei voluto fare nella mia vita ma che non ho mai trovato il coraggio di fare. Mi è sempre sembrato troppo rischioso.  Mi chiedo cosa sarebbe stato se l’avessi fatto”.

Il secondo amico disse, “C’è sempre stato qualcosa che avrei voluto fare nella mia vita e l’ho fatto. Sfortunatamente non ha funzionato ma sai una cosa? Sono in pace con me stesso. Sono felice che almeno c’ho provato. Adesso almeno non mi arrovello più il cervello a chiedermi come sarebbe stato se…”

Il terzo amico disse, “C’è sempre stato qualcosa che avrei voluto fare nella mia vita e l’ho fatto! Ho provato ed ha funzionato!  È stata la migliore decisione che ho preso nella mia vita e sono veramente felice di averla presa. Non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe stato se non avessi avuto il coraggio di tentare!”.

Il quarto amico disse, “Io posso onestamente affermare di aver vissuto la vita che avrei voluto vivere. Se dovessi voltarmi indietro, non c’è nulla che cambierei. Terrei tutto così come è. Amo la mia vita e sono felice nel modo in cui vivo.”

Quando avrai l’età di questi quattro amici, che storia racconterai?

Sai bene che una volta raggiunta quell’età, la tua storia sarà quella che sarà senza aver più la possibilità di cambiarla.
Se vuoi influenzare l’esito finale della tua vita, non c’è tempo migliore del presente per iniziare a fare un cambiamento.

 

Ci vediamo al Seminario Intensivo S.I.? Io ci sarò!


 

P.S. Sono riuscito a farmi dare il primo capitolo del libro “Il coraggio di cambiare” puoi scaricarlo QUI.

 

Buone Vendite!
Sandro

Mirco Gasparotto, imprenditore, scrittore, coacher del Club della Formazione Mondiale


è l’esempio entusiasta e pulsante di come qualsiasi essere vivente possa avere successo, in tutti i campi dell’esistenza, se lo sceglie, lo vuole e usa tutta la propria passione per ottenerlo.

La serata di Bologna alla quale ho assistito, organizzata da HRD, mi ha fatto conoscere e applaudire un ragazzo di 48 anni, umile e ambizioso che ha scelto di diventare ciò che ha voluto. Gasparotto ha coinvolto per più due ore una platea di duecento persone, ammirata e attenta, ripercorrendo la sua vita dal momento in cui ha capito che era nato per qualcosa di più. A diciassette anni, con in tasca il diploma di terza media faceva il fattorino, presso un’azienda della quale è attualmente il presidente, la Arroweld Italia: 12 società, 22 siti distributivi, 1000 collaboratori, 100 milioni di euro di fatturato.

Il mio obiettivo come imprenditore? Rendermi inutile!

Due ore sul palco a raccontare con schiettezza e trasporto, col suo accento veneto e i modi veraci senza mezzi termini, emozionando, commovendo, spronando per far comprendere come e quanto la nostra vita, e soprattutto le nostre scelte possano farci arrivare, con determinazione, autodisciplina e forte motivazione, esattamente dove vogliamo. E quanto la sua predisposizione naturale all’essere un coach abbia portato se stesso, i suoi uomini e le sue aziende ai vertici del settore.

Anni di sacrifici vissuti con lucida determinazione, di studio, di impegno, qualche colpo di fortuna (ma esiste la fortuna?) e le magnifiche slides scorrevano sotto le sue parole rendendo evidente che il successo di Mirco è stato cercato e perseguito scegliendo come priorità la propria soddisfazione e la propria integrità. Con semplicità, comprensibilmente orgoglioso ha raccontato la sua intera vita nei dettagli. con l’intenzione di condividere come possa essere “facile” per chiunque raggiungere risultati strabilianti, lavorando con metodo su se stessi e allo stesso tempo collaborando in modo generoso con talentuosi alleati.

Dopo averci fatto fare un esercizio pratico scritto per “definire i ruoli” che contemporaneamente viviamo ogni giorno e metterli in priorità, i punti sui quali ha focalizzato: intenzione, motivazione, individuazione dei valori, focalizzazione, lavoro su se stessi, condivisione.

Mirco Gasparotto considera la prima che domanda da porsi è: “dobbiamo capire qual’è il nostro scopo personale, la nostra missione di nascita” e conseguentemente una serie di perle da tenere preziose: “Ora siamo la somma di quello che siamo stati”, “Concludi quello che hai iniziato”, “Condividi le opportunità per moltiplicare il successo”,”Ricorda sempre chi ti ha aiutato (il valore della riconoscenza)“, “Sii elastico e crea alleanze”, “Passa il favore”, “Rinnova il tuo progetto”, “Celebra i successi”, “Non farti ma intimorire dagli altri”, “Occupati del benessere e dell’evoluzione di chi ha bisogno”.

Quest’ultima affermazione si concretizza nel suo grandioso progetto umanitario, sviluppato e ottimizzato da imprenditore quale è, l’Onlus L’”Associazione Mariana Opere nel Mondo”. Nata nel 2002 dall’idea di alcuni imprenditori veneti convinti “dell’importanza di restituire una parte della fortuna che hanno ricevuto sotto forma di impegno nell’aiutare chi ha avuto di meno”. Questa associazione sostiene progetti ed iniziative in tutto il mondo, Africa, Asia, America Latina e Italia, dando assistenza sanitaria, accoglienza, istruzione scolastica e professionale a bambini e adolescenti, senza discriminazione di sesso, di religione e di etnia. Essi sanno che l’aiuto dato ai bambini e ai giovani bisognosi, in qualunque parte del mondo, non dà sollievo solo a chi riceve questo aiuto ma contribuisce anche alla crescita sociale dell’intera comunità, locale e globale. Attualmente l’Associazione ha adottato 61 scuole nel mondo dando istruzione (che vuol dire libertà) a 10.000 bambini e la nostra mira è dare tutto questo a 100.000 bambini nel mondo.

Nel suo ultimo libro “Basta chiacchiere!” spiega in modo semplice, pratico e concreto, un testo dei più dettagliati che abbia mai letto, come mettere in atto la strategia vincente del suo metodo SMARTEST (Specifico, Misurabile, Azione, Realistico, Tempo, Emozionante, Scritto, Tuo) che può essere applicato a tutti veramente tutti i settori della vita e per chiunque voglia accedere alla propria eccellenza. Perchè, come specifica accorato,

“Questo è un metodo che va bene per tutti, perchè è in grado di migliorare tutte le aree della vita, non solo quelle imprenditoriali ma l’intera esistenza dell’essere umano“.

Miracolo Monique, la campionessa paralimpica che è tornata a camminare. I medici non riescono a spiegarlo, ma l’olandese due volte argento a Pechino ha avuto due incidenti e si è ripresa.

AMSTERDAM (26 dicembre) – Un miracolo. In Olanda è una parola che viene usata con sempre maggiore insistenza per definire il caso di Monique Van der Vorst, autentica storia di Natale che in questi giorni sta commuovendo i Paesi Bassi. Lei è la 26enne campionessa paralimpica che ai Giochi di Pechino ha vinto due medaglie d’argento, nella prova a cronometro individuale di handcycle, sorta di bicicletta in cui si pedala con le mani, ed in quella in linea. La Van der Vorst proprio in questi giorni ha ripreso a camminare, riacquistando l’uso delle gambe dopo 13 anni di handicap e senza alcuna spiegazione scientifica. Ora sogna di partecipare alle Olimpiadi vere, quelle di Londra, ma nel frattempo si accontenterebbe di partecipare «da atleta comune» all’Ironman di triathlon, a cui ha già preso parte (riuscendo a concluderlo) come atleta paralimpica, che si disputa ogni anno alle Hawaii, e che prevede, per i concorrenti normodotati, le stesse fatiche che si fanno ad un’Olimpiade, ovvero 3,8 km. di nuoto in mare, 180 chilometri in bicicletta e 42.195 km. (una maratona) di corsa a piedi. Come triatleta la Van der Vorst ha vinto anche i Mondiali 2009 per paralimpici.

Alla bionda olandese era stata diagnosticata una paralisi irreversibile quando aveva 13 anni: sottoposta ad operazione dopo un infortunio occorsole mentre giocava ad hockey prato, i medici avevano sbagliato l’intervento e lei, nonostante una lunga serie di consulti e visite con vari specialisti, era rimasta paralizzata inizialmente alla gamba sinistra e dopo un anno anche a quella destra.

«A quel tempo – racconta Monique – ricordo che la mia gamba sinistra era diventata tutta rossa, e fredda. Qualche giorno più non riuscivo più a muoverla e da quel giorno è andata sempre peggio. Nessuno è mai riuscito a spiegarmi perchè. La mia famiglia ha tentato tutto ciò che era possibile per farmi tornare a camminare, andammo da decine di medici, ma nessuno di loro riusciva a capire cosa fosse successo alle mie gambe». Dopo un periodo di depressione causata dall’accaduto a far riprendere la ragazza era stato lo sport, in particolare l’handcycle. «Lo sport mi ha ridato autostima, ho cominciato a pensare a ciò che potevo fare, e non più alle limitazioni». Non a caso adesso sul suo sito, sotto l’annuncio che ha ripreso a camminare, c’è la citazione di una frase di Nietzsche: «ciò che non mi uccide, mi renderà più forte». Tutto il 2010 lo stava dedicando alla preparazione per Londra 2012, dove l’obiettivo sarebbe stato di «tramutare gli argenti in oro», ma due incidenti hanno cambiato la sua vita.

A marzo si era scontrata con un compagna in allenamento, l’impatto l’aveva fatta cadere dal suo veicolo e lei aveva raccontato di aver cominciato a sentire «del formicolio alle gambe». «Io ero rimasta molto triste – aveva raccontato – perchè pensavo che mi avrebbe impedito di prepararmi a dovere per Londra». Nel secondo incidente è rimasta coinvolta a giugno: mentre si stava allenando su strada era stata investita da un’auto, le era stato diagnosticato un danno al midollo spinale, ma il formicolio alle gambe era aumentato. «In pochi giorni ho cominciato a “risentirle”, non erano più insensibili». Il capo-missione del comitato paralimpico olandese Andrè Gatos ha raccontato che «per Monique all’inizio lo choc è stato forte, al punto che sul momento per lei è stato duro abbandonare la possibilità di competere ai Giochi Paralimpici». I risultati delle visite mediche a cui era stata sottoposta dopo il secondo incidente hanno lasciato di nuovo i medici senza parole, in ogni caso dopo un lungo e duro periodo di riabilitazione la ragazza ha ricominciato a muovere le gambe ed ora annuncia che «sono di nuovo in piedi! Per me comincia una nuova sfida, gareggiare per me era una grande passione, ora è dura perchè devo trovare nuovi obiettivi nella vita. Non so dove o quando finirà ma ci riuscirò, e tornerò di nuovo a correre!».

Sito di Monique: www.moniquevandervorst.com

Fonte: www.ilgazzettino.it

“Il vostro dovere è non accontentarvi e pensare l’impossibile”.


“Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.”

Steve Jobs

Queste frasi sono tratte dal fantastico discorso di Steve Jobs presso Stanford nel 2005…

Stupendo e commovente, racconta la storia della sua vita, partendo dall’adozione, passando per la fondazione di Apple, il successivo licenziamento da Apple (!), la creazione di NeXT e Pixar e il trionfale ritorno in Apple(!!)…

So che è un discorso già conosciuto da molti ed ormai passato, ma resta sempre attuale ed interessante per il lavoro e per la vita..

Ecco il testo integrale del discorso (in italiano):

Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?

E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.

Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.

Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me – come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.

Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie – che era là – mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Grazie a tutti.


Uno dei tanti libri che ho letto sulla motivazione

e sviluppo personale

che mi ha dato tanta carica è stato

“Pensa e arricchisci te stesso”

di Napoleon Hill

voglio condividere con te il brano che più amo

dal titolo “L’uomo che crede di potere”

Se credi di essere battuto, lo sarai

Se ritieni di non poter osare, non oserai.

Se vorrai vincere, ma pensi di non riuscirci,

E’ quasi certo che fallirai.

Se immagini di perdere, hai già perso,

Perchè nel mondo è vero che

Il successo inizia dalla volontà dell’ individuo,

E’ nella sua mente.

Se credi di venire surclassato, lo sarai.

Per elevarti devi puntare in alto,

Devi essere sicuro di te prima

Di poter vincere un premio.

Le battaglie umane non arridono sempre

All’ uomo più forte o veloce.

Prima o poi, l’ uomo che vince

sarà l’ uomo che CREDE DI POTER VINCERE.

brano tratto dal libro Pensa e arricchisci te stesso
di Napoleon Hill

Saluti

Sandro

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