Archivi per la categoria ‘trattativa’

Compriamo storie quando votiamo i nostri politici. Compriamo storie quando acquistiamo prodotti. Compriamo storie quando ci lasciamo sedurre da un marchio. Così, individui, prodotti, imprese, istituzioni si raccontano.

Chiunque voglia generare attenzione, essere ricordato, influenzare un pubblico – all’interno dei mercati saturi – deve conoscere le tecniche della narrazione.

Per cercare lavoro. Per la reputazione. Per posizionare i prodotti. Per farsi eleggere. Per battere la crisi di fiducia. Per generare appartenenza. Per riposizionare un’identità d’impresa “invecchiata”. Per rivitalizzare un territorio o rilanciare una città.

I motivi sono molti. I tesori da raggiungere enormi. Ma come ci si deve raccontare? Quali sono le storie che rimangono di più e di cosa parlano? Come invogliare all’acquisto di una storia (d’impresa, di prodotto, di territorio, di carriera, di vita…)? Esiste un modello operativo che – dallo story-telling (la storia) – passi allo story-selling (la vendita)?

Se hai in mano questo libro è perché stai cercando le risposte.

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Brian Tracy, è per me uno dei più grandi formatori del pianeta.

La lettura dei suoi libri mi ha sempre dato tanti spunti per vendere meglio.

Per questo motivo ti consiglio di leggerlo.

Uno dei suoi ultimi lavori é: “Venditore Superstar”.

In questo libro, Brian ci svela la tattica interna, cioè la componente mentale, e la tattica esterna, le tecniche vere e proprie, dell’arte della vendita.

Basandosi sul lavoro trentennale dell’autore con i migliori venditori e sulla sua attenta osservazione dei loro metodi, Venditore Su-perstar è un ottimo strumento per i venditori ambiziosi che vogliono incrementare le vendite e aumentare immediatamente il reddito.

In queste pagine, molto pratiche e sintetiche, Brian Tracy spiega esattamente come:

  • Procurarsi più appuntamenti migliori
  • Dedicare più tempo ai clienti migliori
  • Crearsi alti livelli di fiducia
  • Identificare attentamente i bisogni del cliente
  • Rispondere meglio alle obiezioni e chiudere più vendite

21 modi per cambiare davvero le cose!

“Per chi è, o intende essere, il più grande venditore al mondo!”

Buone vendite!

Sandro


Venditore Superstar Venditore Superstar

21 modi straordinari per vendere di più

Brian Tracy

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La stretta di mano è un biglietto da visita che può condizionare in maniera rilevante una trattativa di vendita.

E’ il gesto che trasmette per primo,al cliente,le nostre intenzioni e i nostri stati d’animo.

Attraverso quest’azione si attesta in modo non verbale la propria posizione.

Così come può trasmettere onestà e fiducia,può comunicare anche debolezza,timore e disinteresse.

La stretta di mano rappresenta un’esperienza comunicativa unica che rivela la personalità dell’altro.

Ogni stretta di mano è un’esperienza diversa.

Grazie ad essa,due persone si fanno una prima impressione reciproca.

Per far si che la stretta di mano non comunichi predominio o sottomissione
è necessario stabilire una condizione di parità.

E questa la si può ottenere semplicemente tenendo in considerazione due fattori:

  • Assicurati che il tuo palmo e quello dell’interlocutore siano in verticale.
  • Impartisci la stessa stretta che ricevi.

Ciò significa,su una scala compresa tra 1 e 10,che se la tua stretta è pari a 7 e quella dell’altro a 5,devi ridurre la forza del 20%;se la forza dell’interlocutore è pari a 9 e la tua a 7,devi aumentarla del 20%.

Di seguito troverai elencate alcune delle strette di mano più irritanti e sgradite.Evitale.Sempre.

Il pesce morto:
poche strette di mano sono così poco apprezzate come questa soprattutto se la mano è fredda e appicicatticcia.La sensazione di toccare qualcosa di molle e di inerte,tipica di questo approccio,la rende sgradita a tuuti.
La morsa:
denota il desiderio di dominare o di mettere l’interlocutore al proprio posto.
Troppo forte nello stringere ed agitare.
Può bloccare la circolazione nella mano dell’interlocutore.
Rivela schiettezza, abitudine ai lavori manuali,
ostentazione di forza, grossolanità.

Il tritaossa:

è la stretta di mano più temuta perchè lascia un ricordo indelebile nella mente e sulle dita di chi la subisce.E’ la stretta della persona aggressiva,che,senza preavviso,si porta in vantaggio e tenta di scoraggiare “l’avversario” frantumandogli la mano.
A braccio rigido:
viene maggiormente usata dalle persone aggressive soprattutto per tenere l’altro a distanza,al di fuori del proprio spazio personale.A volte queste persone tendono a inclinarsi in avanti o a stare in equilibrio su un piede pur di mantenere le distanze.
La pompa:
è una stretta in cui il soggetto afferra la mano dell’altro e la stringe con una sequenza di movimenti vigorosi e ritmici.Si ritengono accettabili fino al massimo 7 strette,ma ci sono persone che continuano a stringere all’infinito,rivelandosi individui invadenti ed appiccicosi.
Ricorda che la stretta di mano si è evoluta come gesto per salutare,al momento dell’incontro o del congedo,o per suggellare un accordo,pertanto deve essere sempre calorosa,amichevole e positiva.
Deve essere consistente,rapida, decisa, sicura. Rivelare sicurezza e alta autostima.
Saluti
Sandro

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Qualche giorno fa sono stato chiamato da un venditore “d’assalto” di elettrodomestici che,come prima cosa,si è premurato di evidenziare come la caratteristica dell’azienda per cui lavorava fosse quella di riconoscere la massima attenzione ai propri clienti.

“Lei è un cliente importante per noi e per questo desidero proporle un’offerta a cui non può rinunciare…”

Il suo esordio non mi è sembrato particolarmente esaltante
anche perchè io non mi sentivo per nulla cliente di quell’azienda.

Il mio interlocutore avrebbe certamente avuto qualche possibilità in più di essere ascoltato se non avesse forzato la relazione dando per scontato che io fossi già loro cliente.

Io per contro,mi sentivo solo uno sconosciuto (per lui), che si trovava a rispondere al telefono in quel momento.

Avevo bisogno di tempo per accettare la relazione…e quel ragazzo non l’aveva capito.

Questo esempio scaturisce una domanda:

quando puoi definire il tuo interlocutore effettivamente “cliente”?

Secondo la mia esperienza,si può definire la seguente scala di stati:

1.sconosciuto;
2.incuriosito;
3.potenziale cliente(prospect);
4.cliente;
5.cliente fidelizzato.


STATO
1

SCONOSCIUTO

Incontri per la prima volta un interlocutore ed ecco che avrai davanti a te,appunto,un illustre sconosciuto.
Costui non avrà ragione di fare altro se non domandarsi perchè dovrebbe ascoltarti.
La tua preoccupazione sarà,quindi,di attirare la sua attenzione
al fine di fare migrare il suo stato 1 (sconosciuto) verso lo stato 2 :incuriosito.


STATO 2

INCURIOSITO

Qui il tuo interlocutore,una volta acquisito il “perchè” della tua presenza e del tuo ruolo,attivi il canale dell’ascolto senza pregiudizi.
Se ti ascoltasse un interlocutore ancora “sconosciuto”,egli potrebbe ascoltare solo criticamente,senza recepire;nel caso dell’incuriosito,invece la curiosità stimola l’attenzione a cogliere i frutti dell’ascolto stesso.
La differenza rispetto allo stato precedente risiede nell’accettazione.

STATO 3

POTENZIALE CLIENTE (prospect)

Quando la curiosità si trasforma in interesse il tuo interlocutore diventa potenziale cliente o,come spesso viene definito “prospect” che valuta la tua presentazione,ma non è ancora convinto di dirti “sì”.
Sta confrontando la sua percezione della tua utilità,qualità e convenienza con quella presente nella sua mappa esperienzale di acquisto;
se lo aiuterai a trovare una corrispondenza positiva tra le due immagini,allora ti dirà “sì” e migrerà nello stato4:quello di cliente.

STATO 4

CLIENTE

Wow!!!Il prospect è diventato cliente!Il cliente ha comprato,si è convinto,crede di aver soddisfatto le sue aspettative e i suoi bisogni con quanto da te proposto.Come mantenere,però,alta la sua soddisfazione affinchè egli possa acquistare di nuovo (motivazione al riacquisto)?Con la fidelizzazione post-vendita.

STATO 5

CLIENTE FIDELIZZATO

Il quinto e ultimo stato,quindi,è quello del cliente fidelizzato,proprio del cliente che ricompra.

Si completa così il ciclo di vita del cliente.

Una considerazione importante:ben poca differenza sussiste tra la vendita rivolta a clienti già fidelizzati (in portafoglio) e quella che riguarda nuovi clienti.

Non dare mai per scontato che il cliente ti conceda la fiducia per il semplice fatto che già ti conosce.

Saluti
Sandro

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Leo Buscaglia nel suo best-seller “Vivere,amare e capirsi” dice:
“Perchè sposare la prima persona che ti capita,se non hai chiesto prima a quella dei tuoi sogni di sposarti?”

Questo ragionamento è valido anche nel mondo degli affari:chi chiede ottiene.

Chi non chiede prende ciò che gli altri decidono di dargli.

Nella vendita una presentazione “chiusa”,

senza una chiara e precisa richiesta di firma del contratto,non serve a nulla.

Molti venditori arrivano alla fase di chiusura

e si lasciano rinviare a casa con un monotono “Ci devo pensare”

felici di non aver dovuto mettersi di fronte a un “No”
.

Eppure “Chiedere apre le porte del mondo” diceva Napoleon Hill.


“Chi domanda comanda”
dice un famoso detto…

…ma vince chi fa domande nella maniera giusta!

..dico io!!!

Fare domande giuste al momento giusto e soprattutto nel modo giusto.

Infatti,le domande ben formulate ti danno la possibilità di pilotare

un colloquio di vendita verso gli obiettivi che vuoi raggiungere.

Chiedere è uno degli strumenti più importanti hai a disposizione

per comprendere il tuo interlocutore.

Le domande servono a:

  • Ottenere informazioni di cui hai bisogno
  • Verificare o confermare informazioni ricevute

Quali sono i tipi di domande che abbiamo a disposizione?

DOMANDE APERTE
stimolano l’interlocutore ad esprimersi liberamente e in modo ampio.

es.:
Che cosa ne pensa?
Secondo lei come dovrebbe/potrebbe…?
Mi spieghi…

Sono utili per:

  • spiegare problemi
  • identificare bisogni
  • approfondire
  • discutere richieste

Le domande aperte è bene usarle quando ti serve tempo per capire chi ti sta di fronte e per acquisire maggiori elementi per la tua indagine dei bisogni;le domande aperte servono anche a sbloccare un’eventuale postura di chiusura del tuo interlocutore.

DOMANDE CHIUSE
sollecitano risposte SI/NO

es.:Le interessa…?(questo/quest’altro)?
Accetta queste condizioni?
E’ d’accordo con la nostra politica?
E’ vero che…?
Sono utili per:

  • avere conferme
  • raggiungere un accordo
  • mettere a fuoco
  • sollecitare assenso

Le domande chiuse è bene usarle quando desideri vincolare l’interlocutore a una risposta dicotomica ovvero farlo sbilanciare da una parte o dall’altra di un’alternativa.

Le domande giuste nel momento giusto hanno il potenziale di trasformare la confusione in chiarezza,il conflitto in consenso e la frustrazione in soddisfazione.

Poni domande mirate e poi ascolta,ascolta,ascolta…

Non per niente madre natura ci ha fatto con una bocca e due orecchie,

è chiaramente un segno che dovremmo ascoltare

almeno il doppio di quanto parliamo.

La base della comunicazione efficace è l’ascoltare.

Altrettanto importante è l’ascolto attivo

cioè l’atteggiamento non verbale,la postura del corpo e lo sguardo.

Che ci permette di far percepire al nostro interlocutore

la nostra attenzione e il nostro interesse su ciò che sta dicendo.

Dobbiamo scoprire la sua mappa del mondo,solo così

potremmo metterci nei suoi panni e soddisfare i suoi bisogni.

Saluti Sandro

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